Il sindaco contro gli infedeli

di David Mancini

 

Stiano pure lontani dalle chiese gli infedeli! Non accedano alle chiese, ai cimiteri ed agli oratori. Adotti la forza pubblica i rimedi necessari a preservare i luoghi sacri dalle contaminazioni di chi non crede ovvero di chi crede negli idoli pagani !

 E' la sentita raccomandazione di un sindaco leghista di in un placido paesino della Provincia di Brescia che, evidentemente, sente in modo particolarmente intenso il pericolo di colonizzazione religiosa, culturale e, dunque, politica da parte degli "invasori", che pervade la collettività di Morano e la sua rappresentanza politica.

 E' chiaramente il riflesso grottesco di un dibattito molto diffuso in questo periodo, che ha trovato un episodio particolarmente eclatante, ma di ben altro profilo e spessore culturale, nelle dichiarazioni del Cardinale Biffi, che tanto scalpore hanno destato nell'opinione pubblica e tanto clamore hanno suscitato nei mezzi di informazione.

 E' noto però che il messaggio autentico del Cardinale era tutt'altro che un'istigazione ad intraprendere la crociata del terzo millennio (v. il testo dell'intervento del Cardinale Biffi all'interno di questo sito) se si ricorda che secondo quanto chiarito dal prelato "l'azione evangelizzatrice è di sua natura universale e non tollera deliberate esclusioni di destinatari: "predicate il Vangelo ad ogni creatura" (cf. Mc 16,15), ci ha detto il Risorto".

L'allarme era ed è rivolto all'integrazione delle diverse culture, delle diverse religioni ed alle risposte che le istituzioni devono fornire affinchè l'incontro tra diversi costituisca più un arricchimento che un conflitto. E' lo stesso tipo di allarme che - pur se per diversi profili - è comune a magistratura e forze dell'ordine nello svolgimento del loro quotidiano compito istituzionale.

 L'unico appunto  che, forse, può muoversi alla posizione del Cardinale Biffi è quello di non aver valutato le strumentalizzazioni inevitabili a cui le sue dichiarazioni potevano dar vita. Ed esse sono puntualmente poste in essere, da più parti, soprattutto con riferimento al richiamo operato alla nota CEI del 1993, secondo cui  “Le comunità cristiane, per evitare inutili fraintendimenti e confusioni pericolose, non devono mettere a disposizione, per incontri religiosi di fedi non cristiane, chiese, cappelle e locali riservati al culto cattolico, come pure ambienti destinati alle attività parrocchiali". Lo scopo di tale nota è evidentemente quello di evitare improponibili commistioni liturgiche, ma ben altre sono le "intenzioni" di chi vive di strumentalizzazioni a fini pseudo politici.

 La rete informatica - che riflette e talvolta anticipa i dibattiti della società o di frange estremiste di essa - e le manifestazioni di piazza, sempre più frequenti, mostrano come esistano movimenti politici e di opinione, che secondo gli schemi classici e superati degli schieramenti, apparterrebbero alla destra estrema, ma che in realtà sono assolutamente trasversali (si pensi a molte realtà vicine alla stessa Lega), i quali si dichiarino portatori di valori cristiani, interpretati in modo intransigente e radicale. Si tratta di movimenti marginali, espressione di fondamentalismi nazionali e regionali che, tuttavia, manifestano la chiara esistenza di un processo di nascita di nuovi conflitti etnici. Sono realtà che non possono essere sottovalutate, in quanto elementi espressivi di una tangibile tendenza alla "localizzazione", intesa come controspinta all'apparentemente inarrestabile moto di mondializzazione o di globalizzazione.

Se un'autorevole studioso come Luciano Gallino, insieme a molti altri, prende le distanze dagli entusiasmi diffusi per la globalizzazione dei mercati e di tutto ciò che segue, evidentemente le recenti tensioni di vario genere - con particolare riguardo a quelle etnico-religiose - non solo frutto di variopinte idee politiche, ma rappresentano qualcosa di più (Luciano Gallino - Globalizzazione e diseguaglianze - Editori Laterza, 2000)

 I frutti sorprendenti e giuridicamente inconcepibili delle radicalizzazioni politiche si cominciano a vedere. L'ordinanza del sindaco di Rovato ne è un esempio cristallino. Lascio a chi avrà la sfortuna di incappare in queste righe tutte le considerazioni: quelle etiche, quelle religiose del cristiano autentico, quelle politiche e - per quanto più ci compete - quelle giuridiche.

Neanche voglio sottolineare il palese contrasto con varie norme della Carta Costituzionale in tema di diritti fondamentali; sarebbe troppo scomodare la Costituzione. Sicuramente è e resterà soltanto un mezzo per far discutere. Provo ad immaginare per pochi attimi le modalità di applicazione, le procedure di accertamento della singola confessioni religiosa praticata, ma poi desisto … voglio ritenere si tratti di uno scherzo, ma non lo è. Sarei curioso di conoscerne gli sviluppi, in quel di Rovato, provincia di Brescia.

 

                                                                              

Testo tratto da http://www.cittadinolex.kataweb.it/società

"Prot.22916 Ordinanza n. 86 Oggetto: Tutela area di sicurezza
 

COMUNE DI ROVATO

PROVINCIA DI BRESCIA

 

IL SINDACO

 

Vista la necessità di salvaguardare i valori cristiani dalla incessante contaminazione di altre religioni;

Visto che in altri Stati vietano l'ingresso in determinate aree ai non appartenenti ad una specifica religione;

Ritenuto disporre l'istituzione di un'area di protezione e sicurezza pari a mt.15 lineari intorno ai luoghi sacri e di religione cristiani;

Visto l'art. 54 del D.Lgs. 267/2000 

 

DISPONE

 

Il divieto ai non professanti la religione cristiana di accedere ai luoghi sacri e di culto della predetta religione, in regime di reciprocità ed in attuazione di protezione della morale giustificato dall'interesse pubblico;

Avverso il presente provvedimento è ammesso il ricorso al Tar di Brescia nel termine di 60 gg. Oppure il ricorso straordinario al Presidente della Repubblica entro il termine di 120 gg. Dalla data di piena conoscenza di essa

 

Rovato, 21 novembre 2000

 

Il Sindaco"