“Tempo Giubilare”: una postilla

di Roberto Ripollino

Dopo una prima rapida lettura del testo del dott. Mazzamuto, ho riletto più volte quelle parole, ricercando il perché di tale mia necessità di rileggere, di soffermarmi su vari passaggi, ed infine ne ho compreso il perché.

Premetto che la mia iniziale lettura mi aveva interessato e coartato, e debbo dire che certe idee mi avevano visto solidale con l’estensore, ma una più profonda meditazione mi ha portato si può dire ideologicamente sulla sponda opposta.

Dal punto di vista generico non si può non assentire alle affermazioni che il magistrato fa nel suo scritto, anche perché le abbiamo sentite dire tante di quelle volte, ripetute e “strombazzate” dai mass media in tutte le salse possibili e immaginabili.

Si può dire che ad ogni delitto o fatto, nonché fatterello, specie nell’ultimo periodo di questo 2000, in cui sul clima giubilare  si è innestato il clima elettorale, ogni occasione è stata buona per dare colpi sulla sicurezza, sulla incertezza della giustizia e pigiare “l’acceleratore” sul tanto invocato “atto clemenziale” del condono o dell’indulto, ma – penso – che questa realtà che ci viene proposta vada decantata con occhio tranquillo e non esacerbato da tendenzialità, fossero anche quelle di fare un atto caritatevole ad ogni costo.

Ecco, credo che essenziale sia proprio questo che l’atto ci clemenza non può essere il risultato matematico di una equazione GIUBILEO=INDULTO, così come una volta succedeva nello stato pontificio ove vigeva il condono delle pene minori  nel caso del decesso del Santo Padre. Continuare ad invocare un provvedimento che non è sentito e forse non è voluto, anche perché credo che molti sentano tale atto come un modo di rimettere in circolazione quei pochi delinquenti che si è riusciti a tenere per un po’ di tempo lontani dal crimine. Per esagerare credo che molti vedano tale provvedimento quale prodromo ad una ondata di criminalità e pertanto a viso aperto la caldeggiano, mentre oscuramente muovono ogni pedina affinché l’abborrito provvedimento non veda mai la luce.

Un altro tema che mi ha colpito è quello di celebrare il Giubileo ad ogni costo, andando a scomodare addirittura usanze o necessità di qualche secolo fa, il Giubileo è un atto che si consuma prima nell’anima, poi nel cuore, poi nelle opere, dargli una connotazione pubblica è solo una impostazione di tipo educativo e quindi a parte la “passerella” della first lady, dal suo scranno sino alla sedia gestatoria, sarebbe solo un atto pagano di vana ed inutile gloria, se non preceduta da quelle sottomissioni di fede e di amore che precedono e danno santità all’atto del giubileo.

A latere volevo poi notare che per me il Giubileo è un atto singolo ed interiore, che va consumato nell’intimo, senza bandiere e gazzarre, senza fuochi d’artificio, o senza protagonismi, del tipo “io sono qui”. Pertanto, vedendolo sotto un certo profilo non posso condannare la scelta per coloro che svolgono una delle funzioni più delicate all’interno della società di non mescolarsi alla bagarre di artisti, figurinisti, creatori di moda, noti habituè dei palcoscenici, abituati per natura al bagno di folla e agli osanna degli ammiratori.

Ritengo quindi che non sia da condannare se coloro che sono abituati a svolgere la loro funzione direi nell’ombra, nel segreto del loro cuore e del loro animo, che deve essere l’ago della bilancia, l’affilata spada del mitico Salomone, che divideva quello che era buono da quello che poteva far degenerare la parte buona, non si siano dati convegno innanzi alle folle per mettersi “in mostra”.

Da una mia particolare indagine ho scoperto che è vero che non esiste un patrono per la classe della magistratura, ma non me ne sono meravigliato, per niente, approfondendo presso il Vicariato Militare sono venuto a conoscenza che già da molto si sono posti il problema del patrono, infatti ogni Arma, Corpo o Forza Armata ha il suo protettore, pertanto è stato posto allo studio questo problema per dare un santo patrono anche ai magistrati militari - ma quale differenza ci sarebbe per i magistrati non militari? -  e con mia grande gioia ho saputo che la discussione verte in particolare sul riconoscimento di Cristo RE, il Cristo trionfante, colui che verrà al termine dei tempi  e sarà interprete del Padre (Giustizia assoluta) e dividerà il buono dal cattivo.

Quindi quale migliore protettore si può invocare se non l’Altissimo, colui che è egli stesso Giusto, e quindi a Lui che ci si deve raffrontare nel giudizio, anche tenendo conto che Egli è il Signore del Perdono.

Ritorno sul discorso del condono perché, come operatore di giustizia, non ritengo fondati o accettabili gli argomenti a sostegno di un atto di clemenza, ovvero quello di togliere di mezzo il problema del sovraffollamento eliminando le persone che occupano le carceri, facendole rientrare in società, ma secondo quale criterio, sotto quale assillo – se delinquono di nuovo entro un anno la pena iniziale viene triplicata e non subisce gli sconti previsti ? potrebbe essere una soluzione – o più drasticamente e cinicamente si potrebbe proporre di trasferire in massa buona parte della popolazione carceraria sul continente Antartico, fornendoli di qualche stufa e di qualche chilo di carbone. Anche così il problema sarebbe risolto, ma non avremmo risolto il problema di dare sicurezza alla società, o meglio di educare ad essere buoni cittadini.

Lasciamo quindi il problema del sovraffollamento nelle mani dei politici, che debbono trovare il modo di darci spazio per poter effettuare l’opera di rieducazione che ci è imposta dalla legge, i provvedimenti tampone sono come la parola stessa li definisce dei provvedimenti che servono a dare un sollievo momentaneo, possibilmente in attesa di un provvedimento definitivo. 

 

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