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Dopo
una prima rapida lettura del testo del dott. Mazzamuto, ho riletto più
volte quelle parole, ricercando il perché di tale mia necessità di
rileggere, di soffermarmi su vari passaggi, ed infine ne ho compreso il
perché.
Premetto
che la mia iniziale lettura mi aveva interessato e coartato, e debbo
dire che certe idee mi avevano visto solidale con l’estensore, ma una
più profonda meditazione mi ha portato si può dire ideologicamente
sulla sponda opposta.
Dal
punto di vista generico non si può non assentire alle affermazioni che
il magistrato fa nel suo scritto, anche perché le abbiamo sentite dire
tante di quelle volte, ripetute e “strombazzate” dai mass media in
tutte le salse possibili e immaginabili.
Si
può dire che ad ogni delitto o fatto, nonché fatterello, specie
nell’ultimo periodo di questo 2000, in cui sul clima giubilare
si è innestato il clima elettorale, ogni occasione è stata
buona per dare colpi sulla sicurezza, sulla incertezza della giustizia e
pigiare “l’acceleratore” sul tanto invocato “atto clemenziale”
del condono o dell’indulto, ma – penso – che questa realtà che ci
viene proposta vada decantata con occhio tranquillo e non esacerbato da
tendenzialità, fossero anche quelle di fare un atto caritatevole ad
ogni costo.
Ecco,
credo che essenziale sia proprio questo che l’atto ci clemenza non può
essere il risultato matematico di una equazione GIUBILEO=INDULTO, così
come una volta succedeva nello stato pontificio ove vigeva il condono
delle pene minori nel caso
del decesso del Santo Padre. Continuare ad invocare un provvedimento che
non è sentito e forse non è voluto, anche perché credo che molti
sentano tale atto come un modo di rimettere in circolazione quei pochi
delinquenti che si è riusciti a tenere per un po’ di tempo lontani
dal crimine. Per esagerare credo che molti vedano tale provvedimento
quale prodromo ad una ondata di criminalità e pertanto a viso aperto la
caldeggiano, mentre oscuramente muovono ogni pedina affinché l’abborrito
provvedimento non veda mai la luce.
Un
altro tema che mi ha colpito è quello di celebrare il Giubileo ad ogni
costo, andando a scomodare addirittura usanze o necessità di qualche
secolo fa, il Giubileo è un atto che si consuma prima nell’anima, poi
nel cuore, poi nelle opere, dargli una connotazione pubblica è solo una
impostazione di tipo educativo e quindi a parte la “passerella”
della first lady, dal suo scranno sino alla sedia gestatoria, sarebbe
solo un atto pagano di vana ed inutile gloria, se non preceduta da
quelle sottomissioni di fede e di amore che precedono e danno santità
all’atto del giubileo.
A
latere volevo poi notare che per me il Giubileo è un atto singolo ed
interiore, che va consumato nell’intimo, senza bandiere e gazzarre,
senza fuochi d’artificio, o senza protagonismi, del tipo “io sono
qui”. Pertanto, vedendolo sotto un certo profilo non posso condannare
la scelta per coloro che svolgono una delle funzioni più delicate
all’interno della società di non mescolarsi alla bagarre di artisti,
figurinisti, creatori di moda, noti habituè dei palcoscenici, abituati
per natura al bagno di folla e agli osanna degli ammiratori.
Ritengo
quindi che non sia da condannare se coloro che sono abituati a svolgere
la loro funzione direi nell’ombra, nel segreto del loro cuore e del
loro animo, che deve essere l’ago della bilancia, l’affilata spada
del mitico Salomone, che divideva quello che era buono da quello che
poteva far degenerare la parte buona, non si siano dati convegno innanzi
alle folle per mettersi “in mostra”.
Da
una mia particolare indagine ho scoperto che è vero che non esiste un
patrono per la classe della magistratura, ma non me ne sono
meravigliato, per niente, approfondendo presso il Vicariato Militare
sono venuto a conoscenza che già da molto si sono posti il problema del
patrono, infatti ogni Arma, Corpo o Forza Armata ha il suo protettore,
pertanto è stato posto allo studio questo problema per dare un santo
patrono anche ai magistrati militari - ma quale differenza ci sarebbe
per i magistrati non militari? - e
con mia grande gioia ho saputo che la discussione verte in particolare
sul riconoscimento di Cristo RE, il Cristo trionfante, colui che verrà
al termine dei tempi e sarà
interprete del Padre (Giustizia assoluta) e dividerà il buono dal
cattivo.
Quindi
quale migliore protettore si può invocare se non l’Altissimo, colui
che è egli stesso Giusto, e quindi a Lui che ci si deve raffrontare nel
giudizio, anche tenendo conto che Egli è il Signore del Perdono.
Ritorno
sul discorso del condono perché, come operatore di giustizia, non
ritengo fondati o accettabili gli argomenti a sostegno di un atto di
clemenza, ovvero quello di togliere di mezzo il problema del
sovraffollamento eliminando le persone che occupano le carceri,
facendole rientrare in società, ma secondo quale criterio, sotto quale
assillo – se delinquono di nuovo entro un anno la pena iniziale viene
triplicata e non subisce gli sconti previsti ? potrebbe essere una
soluzione – o più drasticamente e cinicamente si potrebbe proporre di
trasferire in massa buona parte della popolazione carceraria sul
continente Antartico, fornendoli di qualche stufa e di qualche chilo di
carbone. Anche così il problema sarebbe risolto, ma non avremmo risolto
il problema di dare sicurezza alla società, o meglio di educare ad
essere buoni cittadini.
Lasciamo
quindi il problema del sovraffollamento nelle mani dei politici, che
debbono trovare il modo di darci spazio per poter effettuare l’opera
di rieducazione che ci è imposta dalla legge, i provvedimenti tampone
sono come la parola stessa li definisce dei provvedimenti che servono a
dare un sollievo momentaneo, possibilmente in attesa di un provvedimento
definitivo.
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