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Le
parole del Santo Padre, espresse nell’ambito
del Giubileo dei Militari e delle Forze di Polizia hanno reso eloquente
il messaggio cristiano. sottolineando quale siano le motivazioni che
devono accompagnare il cammino di chi dedica la propria vita e,
purtroppo spesso, sacrifica la propria esistenza in nome del servizio a
favore della comunità (o, sarebbe meglio chiamarla, ecclesia), sia
contro le minacce esterne che contro quelle che nascono nel suo interno,
pertanto più subdole e pericolose.
Il
messaggio di Cristo che ci invita all’Amore universale, alla ricerca
del bene, per noi e per tutti i nostri fratelli, è il manifesto della
lotta contro il male, in qualsiasi forma esso si manifesti, ed è il
primo dovere a cui noi cristiani siamo chiamati, sin dal Battesimo, per
proseguire poi con la Cresima, con la quale noi accettiamo l’impegno
di diffondere la parola di
Cristo e di far riconoscere le genti nel suo messaggio di Amore per tutti gli uomini.
Altro
e più gravoso impegno si assume però oltre a questo ovvero quello
della difesa della fede, e siccome il presupposto è l’Amore
universale, difendere, nella Fede, tutto il creato dal peccato, dal
Male.
Soldati
della fede
Ecco
quindi che ognuno di noi è chiamato a dare il suo contributo, piccolo o
grande, ma come le onde del mare che nascono da una piccola spinta del
vento e che si uniscono le une alle altre, sommandosi tra loro, dal
piccolo al grande, sino a formare l’onda, quella magnifica espressione
della natura che si infrange e frange, che diviene forza, impeto ed
energia, ecco che anche il nostro per quanto piccolo contributo forma lo
scudo e la spada con cui battere il maligno.
Quello
che ho dianzi espresso può sembrare un pensiero di semplice passività,
ovvero di difesa ad oltranza, ma questo non può essere, la difesa in
quanto passività è una negatività, non si può aspettare che il
nemico venga a bussare alLe nostre mura, quando ciò avvenisse la sua
forza sarebbe enorme, avendo avuto la possibilità di consolidare le sue
forze, aggiungere proseliti e alleati.
Sarebbe,
dunque, facile la sua vittoria, in questa lotta che non conosce sosta e
dove la vigilanza deve essere continua e solerte.
La
debolezza di un solo attimo rafforza la possibilità dell’Avversario
di conquistare un pezzetto di terreno a suo vantaggio.
Usando
una terminologia militare è una lotta senza quartiere e senza tregua,
in quanto il male approfitta
di ogni seppur minima falla per insinuare il suo veleno
Possiamo
quindi affermare che è un conflitto aperto e la stessa parola
presuppone che ci debba opporre non come un muro, bensì come attivi
soldati della fede, ovvero anche con l’uso da parte nostra della
stessa forza che viene impiegata contro di noi.
Forza
Giusta
Da
qui una prima importante domanda sorge spontanea: l’uso della
“forza” può essere giusto?
A
cui sequenziale abbiamo la seconda questione: la violenza può
trovare una giustificazione?
Queste
due domande sono state il punto d’inizio di un ragionamento che è
iniziato. per me, diverso tempo addietro, quando superate le dune della
pubertà e della giovinezza - dove il turbinio della vita che si
dischiude non permette che si mettano in discussione alcuni concetti che
vengono presi come fondamentali e che vengono abbracciati con la
baldanza e la sicurezza della gioventù – e affacciandomi alla maturità,
cominciai a riconsiderare le mie scelte di vita, anche alla luce di una più profonda assimilazione e comprensione della spiritualità e
dei concetti cristiani.
Il
tipo di vita scelto sin dalla giovinezza - come ho sopra detto - con
baldanza e convinzione, veniva ad essere messo in discussione, in quanto
tale scelta presupponeva che si dovesse giungere all’uso estremo della
violenza per l’adempimento del dovere, anche con la implicazione di
poter essere vittima di quella stessa violenza a cui ci si doveva
contrapporre.
L’essere
militare ed avere inoltre compiti di sicurezza pubblica, ovvero assumere
il dovere di difesa interna ed esterna, di certo moltiplicava le implicazioni di questi quesiti, anche per la quotidianità del
male con cui si veniva a contatto e con la constatazione dell’aumento
della propensione alla violenza che si manifesta nella società.
Un
cammino lento e non certo facile mi si è presentato nell’affrontare
questi concetti, in cui mi sono stati di conforto anche le discussioni e
i confronti con un teologo e moralista che ho avuto la fortuna di poter
conoscere ed apprezzare.
La
questione primaria che è venuta in evidenza è stata la evidente
differenza che esiste tra l’ebraismo e la morale cristiana, difatti,
dalla lettura del Vecchio Testamento emerge la figura di un Dio
che lotta al fianco del suo popolo e che benedice le lotte per la
sopravvivenza e per la difesa del territorio del popolo del Signore (Dio
degli Eserciti), in cui la “legge del taglione” tiene un
posto primario nella scala dei valori dell’applicazione della
giustizia, di contro il Nuovo Testamento è un solo, unico, grande inno
all’Amore, dove Cristo è la massima espressione di questo Amore, che
sacrifica la sua per dare la vita agli uomini.
Da
questo concetto di Amore come si può arrivare alla giustificazione
della violenza, stante che appare come una contrapposizione concettuale
il fatto di adoperare la Forza per l’affermazione dell’Amore, eppure
è quello che quotidianamente avviene nella nostra vita e potremmo
portare esempi piccoli e grandi in cui è stato necessario adoperare la
violenza per Amore, per difendere quello che si ama, in cui la Forza
(uso della violenza) è Giusta, o meglio è Morale, quindi non in
contrasto con gli insegnamenti del Cristo.
In
questo è discorso è stato anche fondamentale la lettura e la
comprensione delle omelie che
il Santo Padre ha voluto rivolgere nel corso del Giubileo dei Militari,
egli infatti, cita una figura particolare, il centurione Cornelio (At. 10, 1 –
48) che pur essendo l’espressione di un esercito vittorioso e che si
era distinto per aver agito con estrema
precisione e professionalità nelle guerre cui aveva partecipato (che
nell’ambito dell’esercito romano dell’epoca vuole significare che
era un esperto nell’uso delle armi e che non aveva dimostrato
debolezze), che erano state condotte anche per appagare la politica
espansionistica dell’Impero. Questo Centurione dopo l’incontro con
Pietro, si converte al Cristianesimo, insieme alla sua famiglia e a
tutti i suoi soldati e pur avendo ricevuto il Battesimo continua
a prestare la sua opera nell’esercito romano, fornendo l’immagine
della prima “Chiesa domestica”.
Numerosi
sono gli esempi storici di militari che hanno abbracciato la fede
cristiana al posto della fede politeistica romana, e credo che sia
giusto riconoscere che in questi uomini fosse molto elevata la
sensibilità verso i concetti di giustizia e di pace. Forse non è del
tutto sbagliato ricordare che è proprio chi conosce la violenza e il
Male ama la pace e la tranquillità e vuole assicurare il vivere sereno
nell’Amore per i suoi e per tutti coloro che lo circondano.
Ecco
quindi la differenza tra Forza Giusta e forza ingiusta, ovvero tra
l’uso della violenza nella consapevolezza di un interiore e superiore
disegno per il bene non personale ma di tutta l’ecclesia (intesa come
la società a cui si appartiene) contro la forza ingiusta, ovvero la
violenza fine a se stessa portata avanti a qualsiasi costo solo per la ricerca del guadagno di interessi
personali e con l’intima soddisfazione dell’uso della stessa, e
impiegata anche se non necessaria.
Il
cristiano usa la Forza, è vero, ma non trae da questa soddisfazione è
il mezzo che gli è necessario per combattere il Male, pronto in
qualsiasi momento ad aprire le braccia per accogliere colui che stava
combattendo a fronte di un sincero cristiano pentimento.
Ecco
quindi il valore delle parole dell’apostolo Paolo: “Prendete …..
l’armatura di Dio…State ben fermi, cinti i fianchi con la verità,
rivestiti con la corazza della giustizia e avendo come calzatura ai
piedi lo zelo per propagare il vangelo della pace. Tenete sempre in mano
lo scudo della fede …. Prendete anche l’elmo della salvezza e la
spada dello Spirito, cioè la parola di Dio” (Ef 6, 13-17), ma
soprattutto raccomanda “pregate incessantemente” (Ef 6, 18),
ricordate dal Santo Padre, che
invoca l’aiuto della Virgo Fidelis affichè sostenga il cuore degli
“operatori di pace” nella non certo facile attività che sono
chiamati a svolgere, e citando la felice espressione del Concilio
Vaticano II (Gaudium et
Spes,79), ricorda ai militari e agli operatori delle forze di polizia
che sono “ministri della
sicurezza e della libertà dei popoli” che “concorrono …. alla
stabilità della pace”
“Beati
gli operatori di pace perché saranno chiamati figli di Dio”
(Beatitudini)
T.
Col. CC Roberto Ripollino
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