Forza giusta – Forza ingiusta

“”Con Cristo a difesa della Giustizia  e della Pace””

di Roberto Ripollino

 

 Le parole del Santo Padre, espresse  nell’ambito del Giubileo dei Militari e delle Forze di Polizia hanno reso eloquente il messaggio cristiano. sottolineando quale siano le motivazioni che devono accompagnare il cammino di chi dedica la propria vita e, purtroppo spesso, sacrifica la propria esistenza in nome del servizio a favore della comunità (o, sarebbe meglio chiamarla, ecclesia), sia contro le minacce esterne che contro quelle che nascono nel suo interno, pertanto più subdole e pericolose.

Il messaggio di Cristo che ci invita all’Amore universale, alla ricerca del bene, per noi e per tutti i nostri fratelli, è il manifesto della lotta contro il male, in qualsiasi forma esso si manifesti, ed è il primo dovere a cui noi cristiani siamo chiamati, sin dal Battesimo, per proseguire poi con la Cresima, con la quale noi accettiamo l’impegno di diffondere la parola  di Cristo e di far riconoscere le genti nel suo  messaggio di Amore per tutti gli uomini.

Altro e più gravoso impegno si assume però oltre a questo ovvero quello della difesa della fede, e siccome il presupposto è l’Amore universale, difendere, nella Fede, tutto il creato dal peccato, dal Male.

Soldati della fede

Ecco quindi che ognuno di noi è chiamato a dare il suo contributo, piccolo o grande, ma come le onde del mare che nascono da una piccola spinta del vento e che si uniscono le une alle altre, sommandosi tra loro, dal piccolo al grande, sino a formare l’onda, quella magnifica espressione della natura che si infrange e frange, che diviene forza, impeto ed energia, ecco che anche il nostro per quanto piccolo contributo forma lo scudo e la spada con cui battere il maligno.

Quello che ho dianzi espresso può sembrare un pensiero di semplice passività, ovvero di difesa ad oltranza, ma questo non può essere, la difesa in quanto passività è una negatività, non si può aspettare che il nemico venga a bussare alLe nostre mura, quando ciò avvenisse la sua forza sarebbe enorme, avendo avuto la possibilità di consolidare le sue forze, aggiungere proseliti e alleati.

Sarebbe, dunque, facile la sua vittoria, in questa lotta che non conosce sosta e dove la vigilanza deve essere continua e solerte.

La debolezza di un solo attimo rafforza la possibilità dell’Avversario di conquistare un pezzetto di terreno a suo vantaggio.

Usando una terminologia militare è una lotta senza quartiere e senza tregua, in quanto il male  approfitta di ogni seppur minima falla per insinuare il suo veleno

Possiamo quindi affermare che è un conflitto aperto e la stessa parola presuppone che ci debba opporre non come un muro, bensì come attivi soldati della fede, ovvero anche con l’uso da parte nostra della stessa forza che viene impiegata contro di noi.

 

Forza Giusta

 

Da qui una prima importante domanda sorge spontanea: l’uso della “forza” può essere giusto?

A cui sequenziale abbiamo la seconda questione: la violenza può trovare una giustificazione?

Queste due domande sono state il punto d’inizio di un ragionamento che è iniziato. per me, diverso tempo addietro, quando superate le dune della pubertà e della giovinezza - dove il turbinio della vita che si dischiude non permette che si mettano in discussione alcuni concetti che vengono presi come fondamentali e che vengono abbracciati con la baldanza e la sicurezza della gioventù – e affacciandomi alla maturità, cominciai a riconsiderare le mie scelte di vita, anche alla luce di una  più profonda assimilazione e comprensione della spiritualità e dei concetti cristiani.

Il tipo di vita scelto sin dalla giovinezza - come ho sopra detto - con baldanza e convinzione, veniva ad essere messo in discussione, in quanto tale scelta presupponeva che si dovesse giungere all’uso estremo della violenza per l’adempimento del dovere, anche con la implicazione di poter essere vittima di quella stessa violenza a cui ci si doveva contrapporre.

L’essere militare ed avere inoltre compiti di sicurezza pubblica, ovvero assumere il dovere di difesa interna ed esterna, di certo moltiplicava  le implicazioni di questi quesiti, anche per la quotidianità del male con cui si veniva a contatto e con la constatazione dell’aumento della propensione alla violenza che si manifesta nella società.

Un cammino lento e non certo facile mi si è presentato nell’affrontare questi concetti, in cui mi sono stati di conforto anche le discussioni e i confronti con un teologo e moralista che ho avuto la fortuna di poter conoscere ed apprezzare.

La questione primaria che è venuta in evidenza è stata la evidente differenza che esiste tra l’ebraismo e la morale cristiana, difatti, dalla lettura del Vecchio Testamento emerge la figura di un Dio che lotta al fianco del suo popolo e che benedice le lotte per la sopravvivenza e per la difesa del territorio del popolo del Signore (Dio degli Eserciti), in cui la “legge del taglione” tiene un posto primario nella scala dei valori dell’applicazione della giustizia, di contro il Nuovo Testamento è un solo, unico, grande inno all’Amore, dove Cristo è la massima espressione di questo Amore, che sacrifica la sua per dare la vita agli uomini.

Da questo concetto di Amore come si può arrivare alla giustificazione della violenza, stante che appare come una contrapposizione concettuale il fatto di adoperare la Forza per l’affermazione dell’Amore, eppure è quello che quotidianamente avviene nella nostra vita e potremmo portare esempi piccoli e grandi in cui è stato necessario adoperare la violenza per Amore, per difendere quello che si ama, in cui la Forza (uso della violenza) è Giusta, o meglio è Morale, quindi non in contrasto con gli insegnamenti del Cristo.

In questo è discorso è stato anche fondamentale la lettura e la comprensione delle omelie  che il Santo Padre ha voluto rivolgere nel corso del Giubileo dei Militari, egli infatti, cita  una figura particolare, il centurione Cornelio (At. 10, 1 – 48) che pur essendo l’espressione di un esercito vittorioso e che si era distinto per aver agito con  estrema precisione e professionalità nelle guerre cui aveva partecipato (che nell’ambito dell’esercito romano dell’epoca vuole significare che era un esperto nell’uso delle armi e che non aveva dimostrato debolezze), che erano state condotte anche per appagare la politica espansionistica dell’Impero. Questo Centurione dopo l’incontro con Pietro, si converte al Cristianesimo, insieme alla sua famiglia e a tutti i suoi soldati e pur avendo ricevuto il Battesimo  continua a prestare la sua opera nell’esercito romano, fornendo l’immagine della prima “Chiesa domestica”.

Numerosi sono gli esempi storici di militari che hanno abbracciato la fede cristiana al posto della fede politeistica romana, e credo che sia giusto riconoscere che in questi uomini fosse molto elevata la sensibilità verso i concetti di giustizia e di pace. Forse non è del tutto sbagliato ricordare che è proprio chi conosce la violenza e il Male ama la pace e la tranquillità e vuole assicurare il vivere sereno nell’Amore per i suoi e per tutti coloro che lo circondano.

Ecco quindi la differenza tra Forza Giusta e forza ingiusta, ovvero tra l’uso della violenza nella consapevolezza di un interiore e superiore disegno per il bene non personale ma di tutta l’ecclesia (intesa come la società a cui si appartiene) contro la forza ingiusta, ovvero la violenza fine a se stessa portata avanti a  qualsiasi costo solo per la ricerca del guadagno di interessi personali e con l’intima soddisfazione dell’uso della stessa, e impiegata anche se non necessaria.

Il cristiano usa la Forza, è vero, ma non trae da questa soddisfazione è il mezzo che gli è necessario per combattere il Male, pronto in qualsiasi momento ad aprire le braccia per accogliere colui che stava combattendo a fronte di un sincero cristiano pentimento.

Ecco quindi il valore delle parole dell’apostolo Paolo: “Prendete ….. l’armatura di Dio…State ben fermi, cinti i fianchi con la verità, rivestiti con la corazza della giustizia e avendo come calzatura ai piedi lo zelo per propagare il vangelo della pace. Tenete sempre in mano lo scudo della fede …. Prendete anche l’elmo della salvezza e la spada dello Spirito, cioè la parola di Dio” (Ef 6, 13-17), ma soprattutto raccomanda “pregate incessantemente” (Ef 6, 18), ricordate dal Santo Padre,  che invoca l’aiuto della Virgo Fidelis affichè sostenga il cuore degli “operatori di pace” nella non certo facile attività che sono chiamati a svolgere, e citando la felice espressione del Concilio Vaticano II  (Gaudium et Spes,79), ricorda ai militari e agli operatori delle forze di polizia che sono  “ministri della sicurezza e della libertà dei popoli” che “concorrono …. alla stabilità della pace”

“Beati gli operatori di pace perché saranno chiamati figli di Dio” (Beatitudini)

T. Col. CC Roberto Ripollino