|
Il
6 gennaio 2001 con la chiusura della
porta santa da parte del Papa Giovanni Paolo II si è concluso
l’anno giubilare.
La
stampa straniera e italiana ha dato ampio spazio all’evento e in sede
di bilancio tutti: cristiani e non, laici, credenti e non hanno espresso
la propria opinione. A parte le divergenze che sono emerse tra gli
opinionisti, come era naturale attendersi del resto, alcuni dati emersi
nel corso del giubileo sono stati condivisi da tutti: Montanelli,
Scalfari ecc. Sono più le
cose condivise che quelle che hanno diviso. Il giubileo del 2000 è
stato caratterizzato da una clamorosa partecipazione, una stima
approssimata per difetto vuole che i pellegrini venuti a Roma sono stati
circa ventisei milioni, andando ben oltre ogni aspettativa. La città di
Roma ha retto bene l’impatto tanto da far ricredere gli scettici della
prima ora. All’esordio dell’anno giubilare, non erano stati pochi
coloro che avevano previsto una
Disfatta
per la capitale, non in grado con le infrastrutture a far fronte in modo
dignitoso alle esigenze dei pellegrini. Non solo Roma ha vinto la sfida
ma la ricorrenza religiosa dietro i finanziamenti del Ministero dei beni
culturali ha consentito il restauro di molti edifici religiosi e la
predisposizione delle infrastrutture che dovevano accogliere i
pellegrini: i risultai sono stati più che soddisfacenti. L’
attenzione scrupolosa che si è dedicata al turismo religioso è emersa
non solo nei progetti di restauro ma anche nell’aver dato importanza
all’approccio dei pellegrini alle opere d’arte e alla comprensione
del loro autentico significato. Studi, convegni pubblicazioni hanno
contribuito ad approfondire la storia l’origine e soprattutto il
valore religioso dei monumenti. A parte tale aspetto, la cosa
particolare dell’anno giubilare è stata la scelta del Papa di
celebrarlo per categorie. Si è cominciato nel 02/01/2000 con il
giubileo dei bambini; ogni domenica poi, si è celebrata la festa con
una categoria diversa: gli ammalati, i politici, le università, i
carcerati, gli immigrati, i disabili, le famiglie, gli artisti, gli
sportivi e così via. Questa modalità celebrativa è una novità
assoluta, voluta da Giovanni Paolo II. Se la missione della Chiesa è
quella di diffondere il vangelo fino ai confini della terra, e questo
Papa non si può negare che l’abbia fatto in modo egregio, nel corso
del giubileo 2000 Giovanni Paolo II ha evangelizzato in modo tale da
destinare il vangelo di volta in volta ad una categoria specifica. Gli
avvocati come categoria non hanno fatto il giubileo però vorrei testimoniare che nel corso dell’anno giubilare gli avvocati
cristiani del foro di Roma hanno tenuto un convegno in cassazione avente
come oggetto Atti degli Apostoli 1-8 : “ lo Spirito Santo verrà su di
voi e riceverete da Lui la forza per essere testimoni in Gerusalemme e
in tutta la Giudea e la Samaria e fino all’estremità della terra.”
In questa occasione gli avvocati hanno manifestato l’intento di fare
anch’essi il giubileo come altre categorie, però poi la cosa
non ha avuto seguito. Mi rincresce che ciò non si sia realizzato ma
questo non preclude per l’avvenire e l’idea avanzata da Nicola
Mazzamuto di chiedere al Santo Padre una “remissione in termini” mi
trova favorevole. Sono convinto che a Dio interessi la sostanza più che
la forma a cui per deformazione professionale e per ragioni di bottega
spesso la categoria fa ricorso. Il Signore legge nel cuore, non si perde
nei cavilli e nelle elucubrazioni, altrimenti la sua infinita
misericordia come si spiegherebbe. Colgo l’occasione senza nessuna
presunzione ed orgoglio nel segnalare che l’avvocatura cristiana
romana durante il Giubileo ha avuto modo di crescere spiritualmente e
rende più viva la propria fede nei gruppi carismatici: si pensa a
quello che fa capo alla parrocchia di Santa Anastasia, dove ogni primo
venerdì di ogni mese si concelebra messa, si adora il santissimo e c’è
la veglia notturna: al di là di tutto, il Giubileo 2000 con tutte le
sue manifestazioni cosa ci
ha insegnato sotto il profilo spirituale? Per quanto mi riguarda penso
che sia stata l’occasione per tutti di far un esame di coscienza, una
verifica, di confrontare il proprio stile di vita con la parola di Dio.
Molte celebrazioni del Giubileo hanno avuto grande risonanza
anche per mezzi tecnologici che la società odierna possiede come la TV,
Computer ecc. Cosa che non
è stata possibile in Giubilei pregressi. Molti si sono posti la
domanda: fin dove le persone hanno agito per fede o per un effetto
trainante, per emulazione della massa.
Non sono certamente io ha sciogliere questo nodo, comunque sono
dell’opinione, che vedere tanti giovani, erano 2 milioni a Tor
Vergata, uniti, solidali non per interessi di bottega, ma attratti dalla
parola di Dio, non può che lasciar ben sperare in tempi in cui le
ideologie sono crollate, i valori sono quelli che sono, constatare che
il Papa, rappresentante di Dio in terra, muove folle oceaniche fa capire
quale è la forza trainante dell’amore che è il fulcro del vangelo.
Tante persone che si sono offerte come volontari per sostenere le
iniziative del Giubileo e per garantirne la riuscita, hanno interpretato
e testimoniato l’essenza evangelica. La testimonianza diretta, il
donarsi agli altri, la rinuncia all’Io, all’amor proprio alla
codardia alla viltà per obbedire all’insegnamento della parola di Dio
consentono alla fede di crescere. Il contrario rende la fede
tiepida, all’acqua di rose. Il Signore non sa che farsene di
cristiani di tal fatta al punto che in un punto della scrittura
manifesta la Sua contrarietà contro la tiepidezza, i cristiani
contraddistinti da tentennamenti il Signore vuole che ogni cristiano una
volta che ha messo mano all’aratro non si volti più in dietro. Dio è
così misericordioso che una volta che ci si converte, dimentica tutte
le nostre malefatte: importante per Lui è la nostra conversione sincera
e il proponimento preciso di non peccare più. Ritengo che il Giubileo
2000 non è passato invano, che abbia scosso tante coscienze,
rispolverato buoni proponimenti sopiti e sarà il prossimo futuro a
dirci in che misura è cresciuta la nostra fede. Venute meno le grandi
celebrazioni giubilari toccherà a ciascuno di alimentare la propria
fede con la parola di Dio
senza la quale diventa sterile. Infatti Gesù stesso dice: “il mio
popolo muore per mancanza di conoscenza”.
|