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Caro Romano (Ricciotti),
spero vorrai consentirmi, nello spirito della reciproca
amicizia, qualche replica alla tua lettera, che, al di là
della diversità di opinioni
(forse, nella
sostanza, meno
radicale di
quanto supponi), mi ha rallegrato mostrandomi un Romano Ricciotti
che nulla ha perso della sua antica vis polemica e
rimane saldamente ancorato alle sue convinzioni di sempre.
Per mia fortuna posso
iniziare questa
mia risposta
segnando un facile punto a mio vantaggio, perchè‚ l'
attacco della
tua "contestazione" ai curatori della Mostra riminese parte
da un presupposto (anche se,
lo riconosco volentieri, non decisivo perle
tue ulteriori argomentazioni) non
corrispondente alla realtà dei
fatti.
Sono io
l' autore
sia della
Presentazione sia di alcuni dei testi (non tutti) oggetto delle
tue critiche. Se questi
veramente tradiscono la
presentazione, ciò
significa solo (nel caso tu abbia almeno in parte ragione) che mi sono
lasciato prendere eccessivamente la mano dal giudizio
storicamente non positivo che nel corso degli anni mi sono persuaso si
debba dare di alcuni protagonisti del Risorgimento
(inclusi Mazzini e
Garibaldi, pur se oggetto, quest' ultimo, di
una mia ingenua, ammirazione infantile per influsso
della cultura risorgimentalista di mio
padre e
delle letture
da lui
suggeritemi -ricordo un celebre "Disceso da Roma"-) e per la
quasi totalità di quelli degli anni immediatamente successivi
(anche se si tratta ovviamente di
stabilire -su questo mi limito
a rinviarti
a quanto indicato in uno dei pannelli della
criticata Mostra-
la data conclusiva del
Risorgimento).
Nel merito (permettimi di
fare ricorso
al linguaggio
della nostra
comune professione, entrambi sono magistrati n.d.r. ) dissento decisamente da te
circa l' intenzione di molti
protagonisti (e capi) della rivoluzione
italiana, come la chiamava il Manzoni (il quale al
riguardo aveva le idee
tutt'altro che chiare, come dimostra il suo
libro, non casualmente
incompiuto, sul raffronto di questa con la
rivoluzione francese), di distruggere non necessariamente il
cristianesimo o, se preferisci, la
fede religiosa del popolo italiano
(anche se tale è la mia opinione), ma certamente la Chiesa cattolica. La
tua ipotesi di una politica diretta soltanto ad impedire la
formazione di un forte partito cattolico è interessante e
originale, ma smentita, non solo dalle dichiarazioni di molti ed
autorevoli protagonisti di quella rivoluzione, ma anche, e soprattutto,
dai fatti. Basti pensare ai mille modi coi quali si cerò di
favorire la diffusione del protestantesimo, ai vani
tentativi, inclusa l'
erezione di un tempio a piazza Cavour, nel
cuore della
cosiddetta Terza Roma, di trasformare la
minuscola e
localizzatissima chiesa valdese in una chiesa nazionale.
Credo che il mio libro "Scristianizzare
l' Italia" (che penso tu
abbia letto), scritto tenendo davanti agli occhi
soprattutto giornali e riviste dell' epoca (a cominciare
dalla sommarughiana
"Cronaca bizantina"), contenga inoppugnabili
documentazioni al riguardo.
Le altre questioni hanno, a mio
avviso minore
importanza di
fronte a questa, assolutamente determinante per una
esatta valutazione del Risorgimento, il che ovviamente non esclude
che, come detto anche nella
famosa Presentazione, molti dei suoi
protagonisti fossero
mossi dal
generoso intento
di perseguire
esclusivamente l' unità politica italiana senza ulteriori secondi fini,
e nemmeno che questa unità politica
stesse a cuore anche a molti (o addirittura a tutti) di coloro che
volevano contemporaneamente
la distruzione della Chiesa cattolica o, a
tutto concedere, la sua
trasformazione in una chiesa
nazionale, col Papa
in funzione di cappellano di casa Savoia, sull' esempio del modello
inglese ancora oggi
celebratissimo (da chi disprezza tutte
le religioni,
incluse l' anglicana e le varie confessioni protestanti,
ma rimpiange che l' Italia
non abbia avuto la Riforma).
E a proposito, appunto, dell'
Inghilterra, è fuor
di dubbio(e i pannelli della
Mostra ne fanno menzione) che i
suoi scopi fossero
soprattutto economici (lo sfruttamento dello
zolfo siciliano) e di
politica internazionale (l' avvicinamento dei Borboni
di Napoli, tradizionalmente infeudati agli inglesi, alla
Russia, e la necessità di minacciare sul fianco la
Francia), ma
questo non toglie che l'
odio forsennato per il papismo (sulle sue
radici, riesce illuminante la lettura bel libro
della storica
inglese Antonia Fraser sulla Congiura delle polveri, uscito
di recente in Italia) abbia
avuto il suo peso nell' appoggio decisivo
(anche con elargizioni di denaro che consentirono una vasta,
preparatoria opera di corruzione nelle Due Sicilie) nella
conquista del
Sud, a proposito della quale sono sì veri i dubbi
di Cavour sull' opportunità
della spedizione, ma anche ormai
indubitabile il sostegno che vi diedero il governo piemontese e lo
stesso Camillo Benso (non
pochi storici ne scrivono come di circostanza
assolutamente pacifica e non più meritevole di discussione).
Indubbiamente si può essere "unitari" e non giacobini.
Purtroppo il nostro Stato unitario venne volutamente
costruito sul modello centralista giacobino (almeno in parte, dato che la
necessità di allearsi con la monarchia sabauda impedì di portare
a perfezione il lavoro) e
probabilmente per questo motivo agli
autori dei vari interventi è sembrato opportuno accompagnare
spesso l' espressione Stato unitario con l' aggettivo
giacobino.
Indubbiamente hai ragione quando dici
che la
Mostra ha
contribuito a ridare fiato ai vecchi tromboni vetero-liberali, ma (e qui
esprimo un' opinione assolutamente personale) il
ritorno di queste polemiche mi sembra tutt' altro che inopportuno.
Le vere connotazioni del
cattolicesimo, la religione nata dall' incontro
del genere umano con Colui che si propose (e si propone)
come pietra d' inciampo, ha tutto da guadagnare se si scrolla di dosso
la melassa di un trionfante buonismo (posso aggiungere
alla Veltroni o alla Rutelli?),
che tende a livellare ogni cosa e ad omologare,
rendendole tutte ugualmente buone e, quindi, tutte
indifferenti o addirittura ugualmente cattive, le scelte religiose.
Sono convinto che
anche a questo
abbia pensato
la Chiesa nel procedere alla
beatificazione di Pio IX (un avvenimento
che ha ridato fiato ai tromboni ben più della nostra piccola
Mostra) e anche nell'
estendere il documento (pure contestatissimo
e attribuito al
"cattivo" Ratzinger, ma espressione,
come ha sottolineato
Giovanni Paolo II, del vero pensiero della
Chiesa), che
rivendica al cattolicesimo la sua posizione di assoluta
priorità nel cammino di salvezza.
Infine non è colpa di nessuno se
il solo movimento
che persegue
veramente la costruzione di quello
Stato federale,
che tutti dicono di volere, è stata fino ad oggi
la Lega
e se l' unico modo per sbarazzarci degli attuali governanti
(compito che ritengo primario
proprio per il bene dell' Italia, cui entrambi,
seppure in forme parzialmente diverse,
teniamo e che ha bisogno di
tentare, per quanti dubbi possano nutrirsi
sulla bontà
del risultato, una nuova "chance") è l' appoggio al soggetto
politico, oggi denominato "casa della liberà", messo in piedi
da Berlusconi.
Un abbraccio con l' affetto di sempre.
Mario
Agnoli
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