l' attentato a Borsellino
Emanuela, poliziotta e quasi sposa

 

 
Petta Giorgio

E' la prima donna.agente uccisa dai clan, diceva: "So che è pericoloso lavorare qui, ma faccio il mio mestiere" TITOLO: Emanuela, poliziotta e quasi sposa Catalano aveva perso da po co la moglie: lascia due orfani. Ventitrè i feriti, alcuni gravi - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - PALERMO . Era stata assegnata al nucleo scorte della questura di Palermo dopo la strage di Capaci, Emanuela Loi, 24 anni, nata e cresciuta a Sestu, a una decina di chilometri da Cagliari. E la prima donna poliziotto caduta sul fronte della lotta alla mafia. Una fine atroce, il corpo martoriato dall'esplosione che ha dilaniato il procuratore aggiunto Paolo Bor sellino e altri quattro agenti della scorta. A Palermo era arrivata due anni addietro. Biondina, minuta, dal carattere allegro, Emanuela Loi si era fatta subito voler bene dai suoi colleghi maschi. Il primo servizio, appena arrivata nel capoluogo del l'isola, lo aveva svolto in un commissariato. Un lavoro di "routine" per farsi le ossa, dopo aver concluso il corso a Roma per diventare agente di polizia. Quindi successivi incarichi nei piantonamenti ai detenuti agli arresti domiciliari e altri servizi di normale amministrazione. Per le sue qualità professionali, Emanuela Loi, dopo la strage di Capaci, fu inserita nel gruppo di poliziotti di rinforzo appositamente predisposto dal ministero dell'Interno. Quando l'avevano trasferita a Palermo, Emanuela aveva detto: "Se ho scelto di fare la poliziotta non posso tirarmi indietro. So benissimo che fare l'agente di polizia in questa città è più difficile che nelle altre, ma a me piace". Amava il suo lavoro ma non trascurava gli affetti. Emanuela era prossima al matrimonio. Sempre per rinforzare il nucleo scorte, da Trieste fu trasferito a Palermo Walter Eddie Cosina, 31 anni, nativo di Norwood, Australia. Era arrivato a Palermo dieci giorni dopo la strage di Capaci. Non era alla sua prima esperienza: infatti già a Trieste faceva parte del nucleo scorte. Ferito, ormai in fin di vita, è stato trasportato all'ospedale, ma vi è giunto cadavere. Il vecchio del gruppo di agenti che scortava il giudice Borsellino, per il quale le misure di sicurezza erano state rafforzate dopo le dichiarazioni del pentito Vincenzo Calcara, era Agostino Catalano, 43 anni, sposato e padre di tre figli. Raccolto agonizzante in via D'Amelio, per Catalano non c'è stato nulla da fare. L'agente lascia due figli orfani. Aveva infatti perso la moglie nei mesi scorsi. Gli altri agenti uccisi dalla bomba sono Claudio Traina, 27 anni, palermitano come Vincenzo Limuli, 22 anni. Ferito, infine, e ricoverato sempre nell'ospedale di Villa Sofia, Antonio Vullo, 32 anni.