ROSARIO LIVATINO

Giudice del Tribunale di Agrigento

Nato a Canicattì il 3 ottobre 1952, viene ucciso mentre torna alla sua casa di Canicattì, la sera del 21 settembre 1990 dalla mafia siciliana; che aveva combattuto facendo scrupolosamente il suo dovere di magistrato soprattutto nella applicazione delle misure di prevenzione contro la criminalità, alla cui trattazione è stato assegnato dal 21 agosto 1989.

Quando viene ucciso ha 38 anni, è senza scorta e senza macchina blindata.

Il Papa, il 9 maggio 1993, dopo aver incontrato ad Agrigento i suoi genitori, dirà degli uccisi dalla mafia: «Sono martiri della giustizia e indirettamente della fede».

Nel vallone accanto alla superstrada, dov'era precipitato agonizzante per sfuggire ai killer, fu trovata accanto a lui la sua agenda di lavoro. Su di essa, nella prima pagina spiccava la sigla «STD»: «Sub tutela Dei». Quella sigla si trova in tutte le sue agende e ricorda - ha spiegato il professore Giovanni Tranchina, che di Livatino fu docente universitario - «le invocazioni con le quali, in età medievale, si impetrava la divina assistenza nell'adempimento di certi uffici pubblici».

Nella messa di commiato, il suo vescovo lo descrisse come «impegnato nell'Azione Cattolica, assiduo all'Eucarestia domenicale, discepolo fedele del Crocifisso». E’ attestato il suo impegno affinché, nell'aula delle udienze, in tribunale, ci fosse un crocifisso. Ogni mattina, prima di entrare in tribunale, andava a pregare nella vicina chiesa di San Giuseppe.

La sua figura cristiana emerge dagli appunti lasciati nelle agende e da due conferenze: Il ruolo del giudice in una società che cambia, tenuta nel 1984 al Rotary Club di Canicattì e Fede e diritto, tenuta anche questa a Canicattì, nell'aprile del 1986, a un gruppo culturale cristiano.

Nell'agenda del 1978 c'è questa invocazione sulla sua professione di magistrato, in data 18 luglio, che suona come consacrazione di una vita: «Oggi ho prestato giuramento: da oggi sono in magistratura. Che Iddio mi accompagni e mi aiuti a rispettare il giuramento e a comportarmi nel modo che l'educazione, che i miei genitori mi hanno impartito, esige».

Nelle agende dal 1984 al 1986 ci sono accenni drammatici a una crisi di coscienza, dovuta - pare - a minacce e condizionamenti: «Vedo nero nel mio futuro. Che Dio mi perdoni» (19 giugno 1984); «Oggi, dopo due anni, mi sono comunicato. Che il Signore mi protegga ed eviti che qualcosa di male venga da me ai miei genitori» (27 maggio 1986).

Nella conferenza su Fede e diritto (che pubblichiamo integralmente in questo sito) c'è questo passo di straordinaria profondità cristiana: «Il compito del magistrato è quello di decidere. Orbene, decidere è scegliere e, a volte, tra numerose cose o strade o soluzioni. E scegliere è una delle cose più difficili che l'uomo sia chiamato a fare. Ed è proprio in questo scegliere per decidere, decidere per ordinare, che il magistrato credente può trovare un rapporto con Dio. Un rapporto diretto, perché il rendere giustizia è realizzazione di sé, è preghiera, è dedizione di sé a Dio. Un rapporto indiretto per il tramite dell'amore verso la persona giudicata». Cui si collega una risposta al quesito del rapporto fra Giustizia e Carità che costituisce la ragione fondante di questo "sito": "i non cristiani credono al primato assoluto della giustizia come fatto assorbente di tutta la problematica dei rapporti interpersonali, mentre i cristiani possono accettare questo postulato a condizione che si accolga il principio del superamento della giustizia attraverso la carità"

Rosario Livatino era segretario della sottosezione di Agrigento della Associazione Nazionale Magistrati, la tesa e difficile assemblea tenuta ad Agrigento dopo la sua morte fu presieduta da Paolo Borsellino, presidente della sezione di Palermo.

cfr. in questo sito Rosario Livatino: la lezione di una vita  di Giuseppe Peritore

bibliografia

Ida Abate, Il piccolo giudice. Profilo di Rosario Livatino, Palermo 1992, p. 190 (con in appendice i due fondamentali scritti di Livatino: "Il ruolo del giudice nella società che cambia" e "Fede e diritto"); ID. Rosario Livatino, Eloquenza della morte di un "piccolo giudice", Messina, 1999.

Nando Dalla Chiesa, Il giudice ragazzino, Torino 1992.

Maria Di Lorenzo, Rosario Livatino.Martire della giustizia, Paoline, Cinisiello B., 2000

Il giudice ragazzino, film prodotto dalla Rai e dalla Rcs, di Alessandro di Robiliant, con Giulio Scarpati e Sabrina Ferilli, 1993.

Giovanna Lio, Giudice ragazzino e martire, in La Gazzetta del Sud 21 settembre 2000

L. Accatoli, "Nuovi martiri", ed San Paolo, Cinisiello Balsamo, 2000 nn. 384 e 385; Riccardi, Il secolo del martirio, Milano, 2000, 403, 413 e 419

Sito internet: www.cponline.it/livatino

e.mail:livatino@cponline.it

 

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