Condivido quasi completamente le
affermazioni di Romano Ricciotti, rispetto a quelle di Mario Agnoli
,che,pur rispettabili sotto il profilo delle personali convinzioni
etiche,mi paiono francamente eccessive.
Aggiungo che prevedere un diritto
generalizzato all'obiezione di coscienza per i magistrati porterebbe a
conseguenze catastrofiche; ad esempio così come il magistrato cattolico
potrebbe rifiutarsi di emettere una sentenza di divorzio,il magistrato
antiproibizionista potrebbe altrettanto legittimamente,seguendo un moto
della sua coscienza,rifiutarsi di condannare lo spacciatore ,magari di
droghe leggere, il magistrato pacifista potrebbe non perseguire il
disertore e via di seguito;sarebbe il caos.
Io ho addirittura il dubbio che lo stesso
'avvocato possa rifiutarsi legittimamente di assistere un cliente per un
divorzio;non sono, infatti, sicuro che ciò rientri nel concetto
legislativo di "giustificato motivo";ma sono ,invece sicuro che il
magistrato non possa mai rifiutarsi di applicare la legge ,salva
,ovviamente ,la facoltà di denunciarne l'incostituzionalità, ma
rispettando,poi,le sentenze dell'organo deputato a questo tipo di
giudizio,che ,ci piaccia o no ,è la Corte Costituzionale.
Luigi DE FRANCO Giudice del Tribunale di
Firenze
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