PERCHE’ QUESTO SITO

 

Norberto Bobbio ha dichiarato in una recente intervista "il valore supremo del laico, in alternativa alla carità, è la giustizia, se ci fosse più giustizia non ci sarebbe bisogno della carità".

Il filosofo attribuisce al termine "Carità" il significato che oggi ha assunto nella nostra vita sociale.

Viene chiamato caritatevole colui che amando in una certa misura il prossimo suo è disposto a rinunciare a propri beni o pretese, a dedicare al prossimo energie che potrebbe legittimamente utilizzare a proprio vantaggio. La misura dell’amore verso il prossimo determina la misura della disponibilità, che può assumere la veste minimale di una modesta elemosina o le dimensioni eroiche di un impegno di assistenza continua ad un malato terminale.

La Carità appare comunque come una virtù eccelsa e privata, che ben poco incide nella attività lavorativa o sulla attività pubblica. E quando vi si inserisce, vi si inserisce copiando i modi di essere propri della Carità privata, a volte con risultati apprezzabili a volte no.

Si considera caritatevole un infermiere che assista con affetto i suoi malati (e questo sicuramente è un bene), ma si considera caritatevole anche un giudice penale che infligga sempre pene minime (e questo non è detto che sia un bene).

Così nel corso di recenti polemiche relative ad ipotesi di amnistie ed indulti si è dato da molti per scontato che fossero "cristiani" e caritatevoli solo coloro che chiedevano questi provvedimenti di mitezza.

E’ chiaro che così concepita la Carità è in qualche misura una supplenza al difetto di Giustizia (l’elemosina sostituisce l’aiuto pubblico) e – in qualche caso- può persino apparire alternativa alla giustizia, come nel caso del giudice che infligge una pena più mite del dovuto. E forse anche in tante "sponsorizzazioni" ove enti pubblici e privati assumono la veste di generosi benefattori o mecenati, utilizzando fondi che  sarebbe stato più giusto destinare a scopi istituzionali.

In questo senso ed in questi termini sembra quasi porsi una alternativa: "Carità o Giustizia".

Noi crediamo che approfondendo il significato e la portata della Carità si profili invece la possibilità di unire "Giustizia e Carità", giungendo forse a risolvere la Giustizia come l’ossatura portate, la componente prima (ancorchè non esclusiva) della Carità.

Su questi problemi intendiamo riflettere traendo spunto dalla vita concreta dalla realtà di persone che in questi giorni sono stati riconosciuti come "martiri".

Giorgio Ambrosoli, Paolo Borsellino, Rosario Livatino avevano una vita familiare e religiosa intensa ed esemplare, ed erano pronti a soccorrere i bisognosi. Ma non sono stati uccisi a causa di queste virtù; bensì per aver servito la Giustizia con fermezza, e talvolta con rigore. Eppure sono martiri del Cristianesimo e quindi della Carità, poiché Essa è l’essenza del Cristianesimo.

Forse pensavano come Rosario Livatino che il primato della giustizia si attua attraverso la carità. Forse,come ricordava Oliviero Cromwel ai suoi soldati,  il cristiano quando opera nello Stato non deve solo "pregare il Signore", cioè aderire intimamente all'insegnamento  evangelico; deve anche "tenere asciutte le polveri" cioè garantire autorevolezza e forza all'apparato pubblico.

Forse è vera la proposizione di S. Agostino citata da Carnellutti: "caritas magna, magna iustitia est: caritas perfecta, perfecta iustitia est". 

La Carità assume dunque in chi esercita funzioni pubbliche, o comunque dispone di beni non suoi, profili diversi rispetto alla Carità cui pensa Bobbio? E resta pur sempre Carità?  Bruno Caccia era duro con chi violava la legge, forse non era caritatevole?

Noi vogliamo in questo sito discutere di questo tema, muovendo su un piano di concretezza e di apertura

Su un piano di concretezza, cioè intendiamo affrontarlo nelle sue implicazioni sulla realtà concreta che il diritto si trova a regolare.

E’ nato un "mercato globale" che coinvolge i più remoti angoli della terra e che va creando un "suo" diritto che risponde a specifiche esigenze; in che misura questo diritto deve essere raccordato, integrato in un "diritto internazionale" più ampio e comprensivo sotto l’insegna di una giustizia più attenta alla solidarietà ; e perciò alla Carità?

Il nostro "povero" Stato italiano si rivela ogni giorno più incapace di dare ai suoi cittadini "certezza del diritto", cioè di garantire la emanazione di regole chiare e comprensibili applicate con uniformità da organi amministrativi e giudiziari efficienti. La "certezza del diritto" è un profilo della solidarietà (e quindi della Carità)? O no ?

La nostra richiesta di dialogo è rivolta a tutti. I promotori di questa iniziativa sono cristiani credenti e di ciò diamo conto anche per lealtà, ma ci sembra che proprio il ricordo dei cristiani caduti in Italia per la giustizia costituisca un ponte verso l’umanità intera. I loro provvedimenti che hanno colpito interessi potenti ed omicidi e sono causa della loro morte, non erano diversi da quelli redatti da colleghi che non nutrivano una fede religiosa, e che hanno parimenti affrontato la morte come prezzo della fedeltà alle regole di giustizia. La adesione ai valori morali crea un terreno comune con i non credenti nella ricerca della verità e della giustizia.

cfr. Carnelutti, La giustizia, la carità e qualche pericolo per i filosofi non cristiani; ID. Giustizia e Carità, in Discorsi intorno al diritto, vol. III, Padova, 1961.

 

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