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Molfetta 21.3.2003
Ricordo di Girolamo Minervini
Quando mi sono proposto per un breve ricordo di mio padre, sapevo che
un po’ me ne sarei pentito; perché è difficile parlare di un Uomo tanto
semplice da diventare complicato, tanto buono ed umano da rendere , a
volte, bontà ed umanità qualità più’ negative che positive. E’ difficile
farlo soprattutto per il figlio, sul quale grava una presunzione certo
legittima, forse assoluta, di parzialità. Cercherò di ricordarlo senza
toga, in pantofole e vestaglia per intenderci, nonostante due aspetti
siano inscindibili e nel secondo ruolo i ricordi, quantitativamente, molto
più’ ridotti che nel primo.
I ricordi che ne ho iniziano da quelli, ovviamente indiretti, della sua
infanzia e gioventu’. Aveva perso la madre meno che decenne, e questo lo
aveva segnato profondamente; aveva seguitato a sentirsi un po’ un secondo
padre per i due fratelli minori Emilio e Lucia , ed aveva sviluppato con
mio nonno una sorta di sentimento di solidarietà e complicità che andava
ad aggiungersi a quello di profondissimo amore reciproco.
Lo ricordo nei primi anni 50, durante le vacanze, scendere con lui ,
che era questore di Brescia , dall’alloggio di servizio all’Ufficio e
lavorare insieme tutta la giornata, borbottando di tanto in tanto ”porco
Giove, Babbo, quanto fumate!!!” Era un po’, in questa nostra bellissima
famiglia meridionale, il vice-patriarca, amato, rispettato e mai temuto;
del resto nessuno che avesse la coscienza a posto poteva, nonostante i
Suoi terribili scatti di collera, temerlo veramente. Il rispetto, invece,
veniva spontaneo a chiunque lo accostasse. Rispetto per la sua coerenza,
per la chiarezza delle sue idee, per la disponibilità a riformarle se gli
si fossero rivelate errate. Solo chi ha le spalle veramente ampie può
sopportare il peso di un errore riconosciuto. Pur oberato sempre e da
sempre di lavoro e responsabilità, aveva mantenuto il gusto dell’humour,
dello scherzo a volte veramente “maligno”, della battuta fulminante
(apprezzati anche se subiti); e per questo ha sempre riso delle
ragazzate, sia mie sia – più’ rare, considerate le prerogative della
nostra generazione - di mia sorella. Nutriva, nei confronti della famiglia
un grandissimo affetto ed un sentimento straordinario , la sentiva
veramente, visceralmente, come nucleo essenziale, originario ed
inscindibile della struttura sociale.
Certo, l’impegno quotidiano della Toga non gli lasciava per sé e noi lo
spazio che tutti avremmo voluto; ricordo una volta, appena operato di
appendicite ed in ferie, non in convalescenza, perché “al mare si sta in
ferie”, mi obbligò ad accompagnarlo in ufficio a prendere i fascicoli
delle istanze di libertà provvisoria. Chi ha diritto ad uscire di galera
non può rinunciarci perché io sto al mare. Peraltro, non è stato mai né un
padre né un marito superficiale e frettoloso. Forse, francamente e con
grande amore, un po’ rompiscatole, ma anche lui aveva diritto a qualche
difetto. L’unica nipote che ha avuto la gioia di conoscere, Sara, era
oggetto di un amore il cui ricordo ancora mi fà tenerezza, e non dubito
che così sarebbe – o meglio è- per gli altri
Lezioni di latino, e di Diritto, me ne ha data qualcuna, seduto al
tavolino prima col vocabolario e poi con le sue requisitorie, o col
codice, in mano. Lezioni di vita una sola, e tante nello stesso tempo; mai
con parole che non abbia fatto costantemente precedere e seguire dai
fatti.
Certamente non ha potuto insegnarmi la bontà quasi assoluta ed
eccessiva che lo contraddistingueva, anzi ne ho sempre fatto oggetto delle
mie, pur amorevoli, critiche; della sua intelligenza spero mia sorella ed
io abbiamo ereditato una quota almeno decente, ma certamente ci ha
insegnato ad utilizzarla ed a non offenderla né lasciare che fosse offesa.
Perché, forse prima della bontà e dell’umanità la piu’ grande delle sue
doti , la Dignità, era anche quella cui teneva maggiormente, l’unica per
la quale gli sia stato possibile rinunciare, pur raramente, alla propria
– anch’essa eccessiva- modestia. Chi lo conosce sa che è questo
profondissimo senso della Dignità che lo ha fatto andare incontro alla
morte senza esitazioni; che forse avrebbe fatto una carriera ancor piu’
brillante se avesse detto qualche sissignore di piu’ o qualche nossignore
meno intransigente; che è in questa Dignità, nella ricerca e nella tutela
continua della propria Dignità e della Dignità dell’Uomo, di ogni Uomo,
che sta l’essenza del suo modo di essere e del Suo messaggio, durato tutta
una vita. Quando si profilò, alla fine del 1979, la sua designazione alla
Direzione Generale degli IIPP, lo sconsigliammo tutti dall’accettare. Ci
rispose senza retorica, non ne era capace, che in sostanza non poteva
scendere a compromessi con la propria coscienza
Se lo avesse fatto, se fosse sceso, per una volta, a compromessi con
se stesso, forse ora starebbe coi codici in mano seduto a fianco di Sara e
Valerio, i nipoti che –l’una alla fine l’altro agli esordi - studiano
Giurisprudenza. O a spiegare Rosa Rosae a Lavinia
Invece, l’ultimo insegnamento ce l’ha dato la mattina del 18 marzo 1980
Ciao, Papà, siamo fieri di te.
Mauro
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