ISLAMISMO E CRISTIANESIMO OGGI

 una breve scheda redazionale

Oggi sembra lecito temere che la presenza di una forte minoranza islamica possa turbare la vita pacifica di una società. Senza che ovviamente questa constatazione debba indurci ad alcun senso di superiorità; nei secoli scorsi è sovente accaduto che alla intolleranza dei cristiani si contrapponessero la tolleranza e la liberalità dei mussulmani (del resto il Corano invita i credenti alla tolleranza nei confronti quanto meno delle “religioni del Libro” cioè ebrei e cristiani). Così nel nono secolo fu consentito ai cristiani dei paesi arabi non solo di difendere la propria religione, ma addirittura di attaccare aspramente la religione islamica. Cfr.  al Kindi, Apopolgia del cristianesimo, Jaka book, Milano 1998. 

Cfr. altresì:

Amadou Hampaté Ba, Gesù visto da un mussulmano, Bollati Boringhieri Torino, 2000; 

Biblia, Corano e Bibbia, atti del convegno di Napoli 1997,  Ap Morcelliana, Brescia 2000; 

Giovanni Cantoni, Aspetti in ombra della legge sociale dell'islam, Caltanissetta, 2000; una pagina di riflessione suscitata dal libro

Bruno Forte, Primo, capirsi a vicenda, in Il Sole 24 Ore del  1° ottobre 2000.

Traiamo dall'editoriale del "Il nostro tempo" del giorno 8 ottobre 2000:  

Noi pensiamo questo: è giusto che la società civile e il governo italiano comincino a pensare seriamente a come regolare una immigrazione che presenta anche problemi di origine religiosa (il giorno del Signore, i tempi della preghiera, la morale famigliare, dalla poligamia alla mutilazione sessuale  delle ragazze ... ) nel presupposto irrinunciabile che il nostro è un Paese civile e democratico, nel quale però la legge «è eguale per tutti» quelli che vi abitano e ne chiedano la cittadinanza (che comporta diritti e doveri). E' meno   giusto agitare fantasmi di guerre di religione ….  

cfr. il sito della comunità islamica italiana www.islam.it

 

libertà religiosa e mondo islamico

La riflessione mussulmana sulla libertà religiosa è ferma a  principi che erano, del resto, ritenuti per veri nel nostro mondo cristiano fino al secolo scorso, e che i cattolici hanno esplicitamente abbandonato solo con il Concilio Vaticano II.

Per chi crede nella esistenza di una "verità" assoluta ed oggettiva che è via privilegiata di accesso al rapporto con Dio (e alla Salvezza Eterna) è difficile concepire che tutte le religioni debbano essere ugualmente libere, che  chi professi una  religione "falsa"  (o l'ateismo) abbia gli stessi diritti in campo religioso di chi professi la sola religione vera (che in più è sovente la "religione nazionale").

Inoltre la religione mussulmana (e la religione ebraica) non conoscono la distinzione  stato-chiesa, e quindi Pentateuco e Corano sono anche fonte di un ordinamento giuridico politico. Con la differenza che lo Stato Ebraico è finito con la occupazione romana, ed è, in qualche misura, risorto solo nel 1948; mentre l'esperienza di stati mussulmani è molto più ricca ed attuale. 

A ciò si aggiunge che gli stati mussulmani respingono -come portato del colonialismo- il laicismo ed il relativismo di stampo liberale;  che storicamente sono stati la fonte della libertà di coscienza come  oggi la conosciamo nei paesi d'Europa e di America.

Non è per altro nostra intenzione trattare compiutamente un tema tanto complesso, ma soltanto accennare ai problemi concreti che questa situazione determina.

Come meglio si può apprendere consultando la copiosa documentazione presente sul sito di Cristianità (www.alleanzacattolica.org), in particolare il "rapporto 2000 sulla libertà religiosa nel mondo", risulta che nei Paesi mussulmani, la libertà religiosa è vista nell'ottica della "tolleranza", della umana comprensione (e quindi non coinvolge mai  la libertà di conversione dall'Islam al cristianesimo).

I limiti di questa tolleranza non sono poi omogenei.

Non vi è alcuna tolleranza in Arabia Saudita  che è uno "Stato islamico la cui religione è l’Islam e la costituzione il Santo Libro di Dio e la Sunnah del suo Profeta", il Regno trae la sua autorità, come recita l’art. 7 dello statuto fondamentale del potere, dal Libro di Dio e dalla Sunnah del suo Profeta, ai quali sono o rimangono subordinate tutte le regole dello Stato, che ha l’incarico di tutelare la fede musulmana, di applicare la shari’a, di ordinare il Bene e di vietare il Male, oltre che di diffondere l’islam e assicurare la da’awa, cioè la pratica del proselitismo islamico. L’art. 26, che regola i diritti dell’uomo, li intende applicabili limitatamente all’ambito della shari’a. 

I cittadini sauditi sono obbligatoriamente musulmani. Ed ai cristiani immigrati (tra cui centinaia di migliaia di filippini) è negata la libertà di culto anche svolto in case private e riservatamente. 

Pari intransigenza viene professata in Afganistan, ma gli effetti pratici sono minori dal momento che ben pochi cristiani hanno occasione di recarsi in quello sfortunato Paese.

All'estremo opposto si colloca la abbastanza larga tolleranza praticata in Irak, in Kuwait, in Baharein, nel Brunei, in Giordania, in Libia, in Algeria...; tolleranza tanto più apprezzabile quando sono presenti nuclei cristiani di una certa consistenza, o da quasi due mila anni (come in Irak, in Giordania, in Siria) o per recente immigrazione (come in Kuwait).

   

 

Home ] forze di polizia ] riviste ] Temi di discussione ] Avvocatura ] Archivio ] arch.-magistratura ] Libri ] Convegno ] Documenti ] Critica penale ] avvertenza ] Attualità e Scrittura ] Magistratura ] Chi siamo ] Links ] Perchè questo sito ]