UN CROCIFISSO NON DIVIDE

 

di Mario Cicala

 

 Quando i  cristiani decisero di assumere la croce a proprio segno distintivo, operarono una scelta difficile, ma dal profondo significato religioso ed umano.  La croce è un patibolo, non un palco di trionfo; colui che pende da essa è per i credenti  cattolici, protestanti, ortodossi, il Figlio di Dio,   che con il suo sangue ha riscattato le colpe degli uomini.

Per i mussulmani un grande profeta, per gli ebrei un giusto. Per tutti, anche i non credenti,  è il simbolo dell'umanità sofferente, della moltitudine di "poveri cristi" che tribolano negli ospedali, nei campi  profughi, nelle prigioni...

Non mi pare quindi che il crocifisso possa essere definito "un simbolo che divide"; ciascuno può identificarsi in esso e vedervi un frammento della sua  umanità, delle sue sofferenze.  Nessuno può sentirsi offeso o leso dalla sua  presenza in un'aula scolastica, in un ospedale, in un tribunale (ove
ricorda ai giudici l'obbligo dell'umiltà, la possibilità dell'errore)

 


LA CROCE ETERNO SEGNO DI CONTRADDIZIONE

 

di Mario Altobello

 

Numerosi esponenti della cultura laica e non e parte consistente dell' opinione pubblica sono insorti al recente annuncio del Ministro della Pubblica Istruzione, Letizia Moratti, di reintrodurre nelle scuole l' esposizione del Crocifisso. Quest'ultimo offenderebbe la "sensibilità religiosa" di chi non è cristiano è stata la giustificazione più utilizzata.

Come questo possa avvenire, per me, sarà sempre un mistero visto che l'unico realmente "offeso" è solo colui che pende su quella Croce.

Io credo, invece, che la ragione di quel netto rifiuto all'iniziativa del Ministro Moratti sia molto più profonda. Infatti, oggigiorno, viviamo in una società impregnata da una cultura esasperatamente edonistica che rinnega qualsiasi forma di sofferenza, che proprio il Crocifisso simbolicamente rappresenta. L'uomo di oggi è portato a rimuovere tutto ciò che possa condurlo a riflettere sulla propria Croce, che gli appare come il vero ostacolo alla sua felicità, alla sua realizzazione! (è questo il grande inganno in cui è caduta la società attuale).

 

La divisione che si creata non solo tra la classe politica e gli addetti ai lavori oggetto di tale proposta, ma anche tra l'opinione pubblica non deve sorprendere ma dimostra come la Croce (segno di contraddizione) produca principalmente proprio tale effetto.

 

Basti citare alcuni esempi odierni. Due coniugi che non si sopportano più decidono di divorziare; la madre che abortisce si separa dalla creatura che ha concepito. Ma questo non vale solo per il non credente ma anche per il cristiano. Infatti nel momento in cui Dio gli dona la Croce nasce nel suo
cuore un profondo e doloroso conflitto interiore tra la parte umana che si ribella e vorrebbe scappare, scendere da quella Croce e la parte spirituale che riconosce in quel dono la via obbligata per la sua conversione e vorrebbe abbandonarsi alla volontà del Padre.

 

Chi non si è riconciliato con la propria Croce non potrà mai accettare di vedere il Crocifisso in qualsiasi luogo e non solo nelle scuole. La Croce sarà per lui solo scandalo e stoltezza (1Cor 1, 23). Non riuscirà mai a vedere in quel segno la forma più alta di amore che esiste!

 

Infatti, Gesù, un giorno, rivolto ai suoi discepoli pronunciò questa bellissima frase: "non c'è amore più grande di chi dà la propria vita per la persona amata". Il cristiano è, dunque, chiamato a testimoniare con la sua vita quell'amore che il non credente non riesce a vedere. Solo se si farà crocifiggere assolverà la stessa funzione del Crocifisso. Dare un senso alla sofferenza!

Davanti a questo martirio (che significa testimonianza) gli unici sentimenti  che si possono provare sono solo ammirazione, incanto, stupore. Altro che rimanere offesi!

 

E proprio questi sentimenti suscita in me il Santo Padre che più di ogni altro, oggigiorno, incarna il Crocifisso. Nel luglio scorso è volato a Toronto per partecipare alla Giornata Mondiale della Gioventù, mettendo seriamente a repentaglio la sua vita per donarla ai numerosi giovani
presenti provenienti da tutto il mondo. A ciascuno di loro il Pontefice, con le sue parole ma soprattutto con il suo esempio, ha dato un senso alle loro sofferenze, alle loro Croci. Le ragazze che gli lanciavano baci, i ragazzi che lo guardavano con dolcissima tenerezza, mai si erano sentiti così amati da qualcuno. Io ho avuto la grazia da Dio di vivere direttamente questo spettacolo.

Da quanto suddetto non può che evincersi la banalità della giustificazione addotta da chi è contrario all'esposizione del Crocifisso nelle scuole. Solo motivazioni ideologiche o superficiali possono portare a rigettare quella valida proposta. Io, anzi, ritengo che proprio la scuola, per la sua capacità formativa, sia il luogo più idoneo per mostrare il Crocifisso proprio perché la Croce costituisce la migliore scuola di vita!

Dicono, a ragion veduta, che la storia sia la migliore maestra. Diversi regimi totalitari hanno, invano, cercato di cancellare qualsiasi traccia del Cristianesimo tra cui il Crocifisso che ne è il simbolo più importante. Non ci sono riusciti perché perseguitando i cristiani rendevano ancora più
manifesto quel simbolo. E fin quando ci saranno cristiani capaci di testimoniare il Crocifisso, di amare in quel modo, la speranza non potrà mai venire meno.