L' evoluzione delle conoscenze teoriche e delle possibilita'
tecnologiche nel campo biologico e medico ha sollevato opportunita' e
problemi che non hanno precedenti nella storia dell'umanita'. Se
infatti la rivoluzione scientifica e tecnologica dell'era moderna ha
permesso all'uomo di modificare radicalmente la natura che lo
circonda, la rivoluzione biologica e medica dischiude la possibilita'
che egli intervenga sulla propria natura. Non ci si deve quindi
meravigliare che la <seconda rivoluzione scientifica> porti con se'
attese e timori altrettanto grandi di quelli che accompagnarono la
nascita della scienza e del mondo moderno. Ed e' verosimile che
attese e timori si faranno man mano maggiori quanto piu' tra
l'opinione pubblica avanzera' la percezione di quanto le nuove
conoscenze scientifiche possono influire sulle vite dei singoli e
sulla societa' nel suo insieme.
Principi e fatti
Noi reputiamo essenziale che questa nuova rivoluzione scientifica non
debba essere accompagnata dallo stesso atteggiamento ideologico che
ostacolo' la formazione della visione scientifica nel mondo dell'eta'
moderna. Proprio perche' la nuova rivoluzione scientifica tocca la
natura dell'uomo ben piu' profondamente di quanto non abbia fatto la
prima, se essa dovesse venire a essere oggetto di disputa e
opposizioni derivanti da pregiudizi ideologici le conseguenze
sarebbero nefaste.
Da parte di coloro che aderiscono a una visione religiosa della
natura e dell'uomo, viene spesso rimproverato ai laici di non avere
principi morali che non siano una acritica adesione alla scienza e ai
suoi progressi. Viene rimproverato loro di aderire a un positivismo
morale che identifica sempre e comunque il 'dover essere' della
morale con il mero 'essere' della scienza e della tecnica. Viene
rimproverato loro di non avere altri principi al di fuori dei fatti.
Noi reputiamo che tutto cio' non corrisponda a verita'. La visione
laica del progresso delle conoscenze biologiche e delle pratiche
mediche e' fondata sui principi etici saldi e chiaramente
riconoscibili. Nel proporsi all'opinione pubblica, in alternativa
alle visioni religiose, essa non oppone fatti a principi, ma principi
a principi.
Principi e conoscenza
I primi principi della visione laica riguardano la natura della
conoscenza e del suo progresso.
In primo luogo, diversamente da quanto fanno la gran parte delle
etiche fondate su principi religiosi, la visione laica considera che
il progresso della conoscenza sia esso stesso un valore etico
fondamentale. L'amore della verita' e' uno dei tratti piu'
profondamente umani, e non tollera che esistano autorita' superiori
che fissino dall'esterno quel che e' lecito e quel che non e' lecito
conoscere.
In secondo luogo la visione laica vede l'uomo come parte della
natura, non come opposto alla natura. Essendo parte della natura,
egli puo' interagire con essa, conoscendola e modificandola nel
rispetto degli equilibri e dei legami che lo uniscono alle altre
specie viventi.
In terzo luogo, la visione laica vede nel progresso della conoscenza
la fonte principale del progresso dell'umanita', perche' e'
soprattutto dalla conoscenza che deriva la diminuzione della
sofferenza umana. Ogni limitazione della ricerca scientifica imposta
nel nome dei pregiudizi che questa potrebbe comportare per l'uomo
equivale in realta' a perpetuare sofferenze che potrebbero essere
evitate.
Questi tre principi sono particolarmente rilevanti per quanto
riguarda il progresso nelle conoscenze nella genetica umana e nelle
terapie genetiche. Voler conoscere quel che costituisce la propria
natura biologica, fino ai componenti ultimi, non e' ybris, ma e'
espressione dello stesso amore di conoscenza che spinge l'uomo a
conoscere tutta la natura. Voler intervenire su questa natura
biologica al fine di diminuire la sofferenza non e' espressione di
nichilismo ma di amore dei propri simili.
Principi e applicazioni
Al contrario di coloro che divinizzano la natura, dichiarandola un
qualcosa di sacro e di intoccabile, i laici sanno che il confine tra
quel che e' naturale e quel che non lo e' dipende dai valori e dalle
decisioni degli uomini. Nulla e' piu' culturale dell'idea di natura.
Nel momento in cui le tecnologie biomediche allargano l'orizzonte di
quel che e' fattualmente possibile, i criteri per determinare cio'
che e' lecito e cio' che non lo e' non possono in alcun modo derivare
da una pretesa distinzione tra cio' che sarebbe naturale e cio' che
naturale non sarebbe. Essi possono soltanto derivare da principi
espliciti, razionalmente giustificati in base a come essi riescono a
guidare l'azione umana a beneficio di tutti gli uomini.
Se e' vero che gli uomini hanno sentimenti morali radicati in secoli
di tradizione, e se e' vero che questi vanno rispettati perche'
svolgono un ruolo fondamentale per la vita sociale, non e' pero' meno
vero che le intuizioni e le regole morali sono in perenne evoluzione.
Se gli uomini si renderanno conto che modificare quel che era
considerato immodificabile puo' condurre a uno stato di cose
migliore, alla diffusione di nuovi diritti, principi o valori,
derivati dall'affinamento stesso delle conoscenze e della
consapevolezza morale, allora ci si puo' attendere che essi
cambieranno la propria percezione di quel che e' lecito fare.
Il cambiamento delle visioni del bene e dei principi morali e' un
fenomeno che ha sempre caratterizzato le culture. Neppure le societa'
piu' tradizionaliste ne sono prive. Noi laici pensiamo che i
cambiamenti possano essere considerati dei veri e propri progressi.
Non pensiamo, naturalmente, che il progresso in quanto tale sia
automatico, ne' che sia garantito o inarrestabile. Ma proprio per
questa ragione insistiamo sulla capacita' degli uomini di giudicare,
volta per volta, in che senso certi cambiamenti possano essere
interpretati come effettivi miglioramenti e altri invece no, in un
processo in cui l'analisi concettuale e la ragion critica svolgono un
ruolo determinante.
Il primo dei principi che ispira noi laici e' quello dell'autonomia.
Ogni individuo ha pari dignita', e non devono esservi autorita'
superiori che possano arrogarsi il diritto di scegliere per lui in
tutte quelle questioni che riguardano la sua salute e la sua vita.
Questo significa che la sfera delle decisioni individuali in
questioni come l'eutanasia, la somministrazione di nuovi farmaci, la
sperimentazione di nuove terapie, deve venire allargata al di la' di
quanto oggi non accada.
Una conseguenza di questo principio e' che coloro che piu'
direttamente sono toccati dai progressi delle tecnologie biomediche
hanno un diritto prioritario di informazione e di scelta reale. Cio'
e' particolarmente vero per le donne, che sono i soggetti primari dei
progressi nelle tecnologie riproduttive.
Il secondo principio e' quello di garantire il rispetto delle
convinzioni religiose dei singoli individui. Noi laici non osteggiamo
la dimensione religiosa. La apprezziamo per quanto puo' contribuire
alla formazione di una coscienza etica diffusa. Quando sono in gioco
scelte difficili, come quelle della bioetica, il problema per il
laico non e' quello di imporre una visione 'superiore', ma di
garantire che gli individui possano decidere per proprio conto
ponderando i valori - talvolta tra loro confliggenti - che quelle
scelte coinvolgono, evitando di mettere a repentaglio le loro
credenze e i loro valori.
Questo rispetto per le convinzioni religiose non ci fa tuttavia
dimenticare che dalla fede religiosa non derivano di per se'
prescrizioni e soluzioni precise alle questioni della bioetica. Vi
puo' essere una discussione e una giustificazione razionale dei
principi morali anche senza la fede. Vi puo' essere una discussione e
una giustificazione razionale che parte da presupposti di fede. Ma
non vi puo' essere alcuna derivazione automatica di una
giustificazione razionalmente accettabile a partire dalla sola fede.
Il terzo principio e' quello di garantire agli individui una qualita'
della vita quanto piu' alta possibile, di contro al principio che fa
della mera durata della vita il criterio dominante della terapia
medica. Se vi e' un senso nella espressione <rispetto della vita>
questo non puo' risiedere nel separare un concetto astratto di 'vita'
dagli individui concreti, che hanno il diritto a vivere e morire con
il minimo di sofferenza possibile.
Il quarto principio e' quello di garantire a ogni individuo un
accesso a cure mediche che siano dello standard piu' alto possibile,
relativamente alla societa' nella quale egli vive e alle risorse
disponibili. Si tratta di una conseguenza di quell'idea di equita'
che ispira i rapporti sociali nelle democrazie moderne, e che
rispetta sia i sentimenti di liberta' sia i sentimenti di eguaglianza
profondamente diffusi tra i cittadini. Noi siamo consapevoli che se
all'equita' non verra' dato un contenuto reale i progressi delle
tecnologie biomediche rischiano di non diventare accessibili ai
membri piu' deboli della societa'.
Morale e diritto
I principi sopra enunciati si fondano a loro volta su di un assunto
implicito: la separazione della sfera morale da quella della fede
religiosa. In modo analogo, e' proprio della visione laica tenere
distinti i piani della morale e del diritto. Per i laici, i principi
morali si fondano sull'adesione volontaria da parte degli individui.
La loro diffusione deriva dall'accordo consapevole che essi ricevono.
Come tali, essi sono diversi dalle norme giuridiche, le quali
inevitabilmente vincolano l'individuo in base a sanzioni imposte
dall'esterno. Se e' infatti vero che le norme giuridiche non devono
violare i principi morali e' altrettanto vero che laddove non vi e'
consenso morale e' pur necessario che esistano norme giuridiche che
evitino quanto possibile il conflitto tra i diversi valori.
Questa distinzione e' particolarmente rilevante per l'ambito
biomedico. Come ogni altra sfera dell'attivita' umana, anche questa
ha bisogno sia di principi morali che di norme giuridiche. Ma il peso
relativo delle une e delle altre e' peculiare, e comunque diverso
rispetto ad altre sfere, a esempio quella delle attivita' economiche.
La differenza essenziale tra principi morali e norme giuridiche e'
che i primi danno maggiore spazio alla liberta' che non le seconde.
Quando ci si trova di fronte ai problemi biomedici, con conoscenze in
continua evoluzione e spesso in contraddizione, dove il confine tra
conoscenza positiva e valori e' tenue, salvaguardare una ampia sfera
di liberta' di ricercatori e medici e' una esigenza indispensabile.
Nessuna applicazione meccanica di norme rigide puo' produrre
risultati positivi in una realta' mobile, in un mondo caratterizzato
dal pluralismo culturale e dei valori.
Per queste ragioni noi riteniamo che la legislazione in campo
biomedico debba essere guidata dall'idea di lasciare a ogni
ricercatore e a ogni medico la piu' ampia sfera di decisioni autonome
compatibile con l'interesse generale della collettivita'. La
legislazione dovrebbe favorire l'emergere di codici di comportamento
come risultato del confronto dentro la comunita' scientifica, e tra
la comunita' scientifica e l'opinione pubblica. Dovrebbe ricorrere
alla sanzione formale soltanto in quei casi dove sia dimostrabile che
il comportamento del ricercatore o del medico ha recato un danno
accertabile ad altri individui. La liberta' di ricerca deve cosi'
coniugarsi con un sempre piu' forte sentimento di responsabilita' dei
ricercatori e dei medici nei confronti della societa'. Soltanto un
diffuso sentimento di responsabilita' puo' garantire che la liberta'
di ricerca non subira' interferenze ingiustificate.
Conclusione
La societa' nella quale viviamo e' una societa' complessa. E' una
societa' nella quale convivono visioni diverse dell'uomo, visioni
diverse della societa', visioni diverse della morale. Per questo e'
impossibile pensare che in un campo come quello della bioetica, che
tocca le concezioni e i sentimenti piu' profondi dell'uomo, possa
esistere un canone morale a vocazione universale.
La visione laica della bioetica non rappresenta una versione
secolarizzata delle etiche religiose. Non vuole costituire una nuova
ortodossia. Anche tra i laici non vi e' accordo unanime su molte
questioni specifiche.
La visione laica si differenzia dalla parte preponderante delle
visioni religiose in quanto non vuole imporsi a coloro che aderiscono
a valori e visioni diverse. La' dove il contrasto e' inevitabile,
essa cerca di non trasformarlo in conflitto, cerca l'accordo
'locale', evitando le generalizzazioni. Ma l'accettazione del
pluralismo non si identifica con il relativismo, come troppo spesso
sostengono i critici. La liberta' della ricerca, l'autonomia delle
persone, l'equita', sono per i laici dei valori irrinunciabili. E
sono valori sufficientemente forti da costituire la base di regole di
comportamento che sono insieme giuste ed efficaci.
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