IL MANIFESTO DELLA "BIOETICA CATTOLICA" 18 MARZO 1998

da l'"Avvenire" del 18 marzo 1998

sottoscritto da 79 personalità (medici, filosofi, giuristi)

 

"Il riconoscimento della dignità inerente a tutti i membri della famiglia umana e dei loro diritti uguali ed inalienabili costituisce il fondamento della libertà, della giustizia e della pace del mondo”.

Queste parole con le quali si apre la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo del 1948, devono essere il punto di partenza per affrontare e risolvere anche problemi di bioetica che cinquant'anni fa erano ancora sconosciuti.

Si tratta, oggi di verificare se il principio della dignità umana, che è patrimonio comune della cultura moderna, è accolto in tutte le sue coerenti conseguenze, evitando violazioni dovute ad interessi pratici e a convinzioni utilitaristiche,

Tale obiettivo non può che essere comune a credenti e non credenti,  non ha dunque fondamento distinguere tra una bioetica supposta «cattolica» ed una supposta «laica».- ogni coscienza umana formata può cogliere il valore della vita.

Dal riconoscimento della dignitá umana deriva il principio di eguaglianza e da questo il dovere del legislatore di proteggere e promuovere particolarmente i più deboli, in modo che la regola della non discriminazione non sia soltanto proclamata, ma attuata concretamente.

E proprio i più deboli sono in gioco nella fecondazione medicalmente assistita, che attualmente, in Italia, non è regolata da alcuna legge.  Proprio per questo noi vogliamo una buona legge, e la vogliamo in tempi rapidi.

Per riuscirci, ci sembra necessario applicare coerentemente la prospettiva personalistica contenuta della dichiarazione dei diritti dell'uomo e nei documenti internazionali successivi.

In particolare, l'orientamento in base al quale gli interessi e i diritti dei bambini devono prevalere su quelli degli adulti, è consacrato anche nell'articolo 3 della Convenzione dei diritti del fanciullo approvata dall'Organizzazione delle nazioni unite (Onu) nel 1989 e già ratificata dall'Italia.

Non può essere ammesso, di conseguenza, che nella procreazione artificiale umana la preoccupazione esclusiva o prevalente sia quella di dare una risposta ai pur comprensibili interessi degli adulti.  In primo luogo devono essere garantiti i diritti del figlio concepito alla vita, alla famiglia, all'identità, ad uno sviluppo psicologico armonioso.

I genitori, hanno piena libertà di procreare,- una libertà peraltro legata alla responsabilità,- ma le tecniche di procreazione artificiale implicano l'intervento intellettuale, organizzativo ed economico della società, la quale «ha il dovere di dare ai bambini, sia prima che dopo la nascita, il meglio di se stessa» (Dichiarazione dei diritti dei bambini del 1959).

Tali tecniche in genere producono la morte di una grande quantità di embrioni generati in provetta, congelati, sottoposti a sperimentazione e selezione,- non si può giustificare questa situazione sostenendo che anche in natura ci sono dei figli concepiti che non giungono alla nascita.  Infatti niente è più naturale della morte dell'uomo, ma l'uomo non ha per questo il diritto di uccidere.

Il legittimo e lodevole desiderio di avere un figlio non può trasformarsi ne presunto diritto di ottenerlo ad ogni costo; è invece un diritto vero e proprio quello del bambino ad avere entrambi i genitori; ed il fatto che vi siano orfani e figli di padri sconosciuti non legittima la produzione programmata di orfani artificiali.

La fecondazione eterologa crea due figure di genitori: quelli biologici che forniscono il materiale genetico e quelli legali che alleveranno il bambino;per giustificare questa situazione la si paragona all'adozione.

Ma l'adozione ha il fine  di dare dei genitori al bambino che ne è privo, rimediando al male dell'abbandono; la fecondazione eterologa invece legalizzerebbe l'irresponsabilità dei genitori biologici e l'abbandono, lasciando ragionevolmente prevedere rischi psicologici per i figli.

Inoltre il matrimonio rimane la fondamentale garanzia della stabilità familiare, a sua volta con dizione di una armoniosa crescita dei figli,- è scorretto registrare il crescente numero delle convivenze di fatto o la scarsa capacità educativa di taluni coniugi per disconosce l'importanza del matrimonio stesso.

 Noi crediamo perciò che una buona legge, preoccupata principalmente del bene dei figli, debba impedire qualsiasi spreco di embrioni umani e consentire la procreazione artificiale solo nella forma omologa e all'interno di una coppia di coniugi.

Esiste, per di più, la preoccupazione che possano essere trascurate le ricerche volte a vincere le diverse condizioni di sterilità, proprio a causa del ricorso sempre più massiccio alla fecondazione artificiale.

Interveniamo con la libertà di chi non ha interessi economici da difendere nella procreazione assistita, ed anzi denunciamo il conflitto di interessi che spesso può verificarsi in alcuni che sono chiamati ad indicare criteri bioetici e allo stesso tempo traggano meriti e profitti professionali dall'uso delle nuove tecniche.

Promuovere il diritto alla vita, alla famiglia, alla identità, allo sviluppo armonico dei bambini, non significa limitare la libertà degli adulti se è vero, come afferma la dichiarazione universale, che il fondamento delle libertà è proprio il riconoscimento dei diritti di ogni membro della famiglia umana.

 cfr. anche il documento sulla bioetica elaborata nell'ambito della Chiesa valdese in www.chiesavaldese.org

 

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