|
"Il riconoscimento
della dignità inerente a tutti i membri della famiglia umana e dei loro
diritti uguali ed inalienabili costituisce il fondamento della libertà,
della giustizia e della pace del mondo”.
Queste parole con
le quali si apre la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo del
1948, devono essere il punto di partenza per affrontare e risolvere
anche problemi di bioetica che cinquant'anni fa erano ancora
sconosciuti.
Si tratta, oggi di
verificare se il principio della dignità umana, che è patrimonio
comune della cultura moderna, è accolto in tutte le sue coerenti
conseguenze, evitando violazioni dovute ad interessi pratici e a
convinzioni utilitaristiche,
Tale obiettivo non
può che essere comune a credenti e non credenti,
non ha dunque fondamento distinguere tra una bioetica supposta «cattolica»
ed una supposta «laica».- ogni coscienza umana formata può cogliere
il valore della vita.
Dal riconoscimento
della dignitá umana deriva il principio di eguaglianza e da questo il
dovere del legislatore di proteggere e promuovere particolarmente i più
deboli, in modo che la regola della non discriminazione non sia soltanto
proclamata, ma attuata concretamente.
E proprio i più
deboli sono in gioco nella fecondazione medicalmente assistita, che
attualmente, in Italia, non è regolata da alcuna legge.
Proprio per questo noi vogliamo una buona legge, e la vogliamo in
tempi rapidi.
Per riuscirci, ci
sembra necessario applicare coerentemente la prospettiva personalistica
contenuta della dichiarazione dei diritti dell'uomo e nei documenti
internazionali successivi.
In particolare,
l'orientamento in base al quale gli interessi e i diritti dei bambini
devono prevalere su quelli degli adulti, è consacrato anche
nell'articolo 3 della Convenzione dei diritti del fanciullo approvata
dall'Organizzazione delle nazioni unite (Onu) nel 1989 e già ratificata
dall'Italia.
Non può essere
ammesso, di conseguenza, che nella procreazione artificiale umana la
preoccupazione esclusiva o prevalente sia quella di dare una risposta ai
pur comprensibili interessi degli adulti.
In primo luogo devono essere garantiti i diritti del figlio
concepito alla vita, alla famiglia, all'identità, ad uno sviluppo
psicologico armonioso.
I genitori, hanno
piena libertà di procreare,- una libertà peraltro legata alla
responsabilità,- ma le tecniche di procreazione artificiale implicano
l'intervento intellettuale, organizzativo ed economico della società,
la quale «ha il dovere di dare ai bambini, sia prima che dopo la
nascita, il meglio di se stessa» (Dichiarazione dei diritti dei bambini
del 1959).
Tali tecniche in
genere producono la morte di una grande quantità di embrioni generati
in provetta, congelati, sottoposti a sperimentazione e selezione,- non
si può giustificare questa situazione sostenendo che anche in natura ci
sono dei figli concepiti che non giungono alla nascita.
Infatti niente è più naturale della morte dell'uomo, ma l'uomo
non ha per questo il diritto di uccidere.
Il legittimo e
lodevole desiderio di avere un figlio non può trasformarsi ne presunto
diritto di ottenerlo ad ogni costo; è invece un diritto vero e proprio
quello del bambino ad avere entrambi i genitori; ed il fatto che vi
siano orfani e figli di padri sconosciuti non legittima la produzione
programmata di orfani artificiali.
La fecondazione
eterologa crea due figure di genitori: quelli biologici che forniscono
il materiale genetico e quelli legali che alleveranno il bambino;per
giustificare questa situazione la si paragona all'adozione.
Ma l'adozione ha
il fine di dare dei
genitori al bambino che ne è privo, rimediando al male dell'abbandono;
la fecondazione eterologa invece legalizzerebbe l'irresponsabilità dei
genitori biologici e l'abbandono, lasciando ragionevolmente prevedere
rischi psicologici per i figli.
Inoltre il
matrimonio rimane la fondamentale garanzia della stabilità familiare, a
sua volta con dizione di una armoniosa crescita dei figli,- è scorretto
registrare il crescente numero delle convivenze di fatto o la scarsa
capacità educativa di taluni coniugi per disconosce l'importanza del
matrimonio stesso.
Noi crediamo
perciò che una buona legge, preoccupata principalmente del bene dei
figli, debba impedire qualsiasi spreco di embrioni umani e consentire la
procreazione artificiale solo nella forma omologa e all'interno di una
coppia di coniugi.
Esiste, per di più,
la preoccupazione che possano essere trascurate le ricerche volte a
vincere le diverse condizioni di sterilità, proprio a causa del ricorso
sempre più massiccio alla fecondazione artificiale.
Interveniamo con
la libertà di chi non ha interessi economici da difendere nella
procreazione assistita, ed anzi denunciamo il conflitto di interessi che
spesso può verificarsi in alcuni che sono chiamati ad indicare criteri
bioetici e allo stesso tempo traggano meriti e profitti professionali
dall'uso delle nuove tecniche.
Promuovere il
diritto alla vita, alla famiglia, alla identità, allo sviluppo armonico
dei bambini, non significa limitare la libertà degli adulti se è vero,
come afferma la dichiarazione universale, che il fondamento delle libertà
è proprio il riconoscimento dei diritti di ogni membro della famiglia
umana.
cfr. anche
il documento sulla bioetica elaborata nell'ambito della Chiesa valdese
in www.chiesavaldese.org |