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Sulla competenza del giudice ordinario rispetto al giudice
amministrativo
di
Paolo Santiccioli
Dispone l’art. 103 Cost.: ”gli organi di giustizia amministrativa
hanno giurisdizione per la tutela nei confronti della Pubblica
Amministrazione degli interessi legittimi e, in particolari materie
indicate dalla legge, anche dei diritti soggettivi”.
Il legislatore si è poi, ampiamente avvalso della facoltà accordatagli
dalla Costituzione di prevedere in determinate materie la competenza
“esclusiva” del giudice amministrativo, chiamato così a risolvere sia le
controversie in cui la parte privata deduca un diritto soggettivo, sia
quelle in cui deduca un interesse legittimo
In particolare al caso di specie risulta applicabile l’art.33 d.lgs n.
80/1998 lett. f), il quale devolve alla giurisdizione esclusiva del
giudice amministrativo, le “attività e le prestazioni di ogni
genere…rese nell’espletamento di pubblici servizi, ivi comprese quelle
rese nell’ambito… della pubblica istruzione”.
Quindi, la controversia avente ad oggetto l’esposizione del crocifisso
nelle aule scolastiche di una scuola pubblica, sembrerebbe rientrare nella
competenza del Giudice Amministrativo, in quanto la formulazione dell’art.33
ricomprende ogni attività e prestazione resa nell’espletamento di un
pubblico servizio.
Occorre però verificare se la questione possa essere considerata come
attinente ad un rapporto privato di utenza, oppure assuma natura
risarcitoria. Ove si realizzasse una di queste due ipotesi, la
controversia sarebbe espressamente sottratta, dalla stessa lett. F del
D.lgs. n. 80/98, alla giurisdizione esclusiva del G.A. e sarebbe affidata
al G.O.
Per risolvere simile quesito, appare opportuno far riferimento al
principio fondamentale posto dal già citato art. 113 della Costituzione,
secondo cui (ove non si verta in ipotesi di giurisdizione amministrativa
“esclusiva”) la competenza del giudice amministrativo di verifica ogni
qual volta entri in gioco un preminente interesse pubblico, tale da
configurare le posizioni soggettive del singolo come mero interesse
legittimo ( in tal senso Cons. St., Sez. V, 9 novembre 1999, n. 2440/o.
Ed alla luce di questo principio (scolpito nell’art. 103 Cost.) debbono
essere valutate le eccezioni alla giurisdizione amministrativa “esclusiva”
previste nello stesso art. 33 per i rapporti privati di utenza e per i
procedimenti risarcitori, per i quali si prevede la devoluzione al G.O..
Nell’analisi delle effettive fattispecie riconducibili alle eccezioni
sopra indicate, deve cioè farsi riferimento all’interesse pubblico: ove
venga fatto valere in giudizio un diritto soggettivo relativo ad un
rapporto meramente privato di utenza o quando venga chiesto il
risarcimento per la lesione di quel diritto, giudice competente sarà il
G.O.. Il rapporto deve però essere personale e non coinvolgere un
interesse pubblico (né gli altri utenti), come sottolinea il termine
“individuale” inserito nella norma.
Ad esempio: è rapporto privato individuale di utenza quello con il quale
un cittadino una particolare prestazione all’amministrazione sanitaria o a
quella scolastica. Mentre è questione risarcitoria quella riguardante il
risarcimento per i danni derivanti dalla mancata (o erronea) prestazione
dell’amministrazione.
Nel caso da noi esaminato, invero, non è possibile ricondurre tutto ad una
mera questione risarcitoria o ad un mero rapporto privato di utenza.
Questo perché l’esposizione del crocifisso nelle aule, non riguarda
soltanto il rapporto tra i figli dello Smith e l’amministrazione
scolastica. Coinvolge invero anche tutti gli altri studenti che
frequentano la stessa classe; non potendo il crocifisso essere esposto
solo per taluni allievi e non per altri.
Possiamo perciò affermare che, pur essendo vero che il punto di partenza è
costituito da un rapporto singolo di utenza, è pur vero che la
controversia coinvolge in maniera diretta un interesse generale non
coinvolge profili esclusivamente “individuali”, ma riguarda il pubblico
interesse sottostante alla scelta normativa di esporre il crocifisso.
Coinvolgendo un interesse generale, la questione non può essere ridotta ad
un rapporto singolo o “privato” di utenza individuale e perciò non sembra
devoluta al G.O..
Identico ragionamento sembra valga in ordine alla domanda risarcitoria. Il
risarcimento richiesto, consistendo, non in un mero dare
pecuniario, ma in un facere per la pubblica amministrazione,
coinvolge necessariamente un interesse pubblico.
Diverso sarebbe stato il caso se il sig. Smith avesse richiesto soltanto
il risarcimento dei danni derivanti dalla presunta lesione di una
posizione giuridica soggettiva, pretendendo una somma di denaro. In questo
caso la questione sarebbe stata meramente risarcitoria e nessun interesse
pubblico sarebbe stato direttamente coinvolto.
Nel caso da noi esaminato, invece, da un lato l’affermazione per
la pubblica amministrazione di un obbligo di facere che fatalmente
coinvolge tutti gli altri studenti; e dall’altro il coinvolgimento
dell’interesse degli altri alunni e più genericamente di un interesse
generale, sembra debba indurre a escludere la devoluzione al giudice
ordinario di una materia di competenza elusiva del giudice amministrativo.
Alla luce di quanto sopra esposto, appare di difficile sostenibilità la
competenza del G.O. nella questione esaminata: per giungere a simile
risultato occorrerebbe affermare la devoluzione al G.O. di tutte le
questioni attinenti i c.d. diritti perfetti, a prescindere che essi
coinvolgano anche, come nel caso in questione, un interesse pubblico.
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