E' uscito il numero 1 / 2003

di

CRITICA PENALE

Rivista di dottrina, giurisprudenza e criminologia

Diretta da ANGELO DE MATTIA, MARCELLO MADDALENA,

MARIO CICALA e ROMANO RICCIOTTI

Espressione della magistratura non giustizialista nè garantista. Da cinquantasette anni critica, da posizioni "moderate", la politica giudiziaria, le leggi e le sentenze.

Abbonamento per 3 fascicoli ogni anno: 26 Euro; ccp n. 11110475 int. a

Panozzo editore

Via Clodia 25, 47900 Rimini, tel. e fax 0541 24580, panozzoeditore@libero.it

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FASCICOLO DEDICATO ALLA RIFORMA DELL'ORDINAMENTO GIUDIZIARIO,     

                                                  ORDINARIO E MINORILE

 

MARIO CICALA, Il lodo Maccanico. Prime impressioni sulla riforma dell'ordinamento.

MARCO D'ORAZI, Il progetto governativo del 2002 e le successive modifiche a seguito delle trattative con l'A.N.M.

ROMANO RICCIOTTI  Introduzione. Concorsi di secondo grado senza esperienza concreta. Tornare alla "gerarchia impropria".

 

AIROMA, ARDITA, CARITI, CICALA, DAVIGO, FERRI, MASSA, PATRONO, Dichiarazione di Magistratura indipendente al Comitato direttivo centrale dell'A.N.M.

 

MARCELLO MADDALENA, Due concorsi diversi per magistrati di uno stesso ordine.

GIOVANNI MAMMONE, Valutazioni di professionalità. I Compiti del Consiglio superiore della Magistratura. Le prospettive di riforma.

MOROZZO della ROCCA, L' inutilità della separazione delle carriere. Incompatibilità ambientale e trasferimento d'ufficio.

ANTONIO PATRONIO, I "lavori diversi"

RICCIOTTI, VERDOLIVA Fine della giustizia minorile ?

 

 

   E' ragionevole e democraticamente accettabile che si affronti il problema della situazione giudiziaria del Presidente del Consiglio, che è un problema politico, con gli strumenti della politica, apertamente e chiaramente. Tali strumenti sono l'autorizzazione a procedere, l'amnistia, la sospensione dei processi fino alla scadenza dei mandati e ogni altra soluzione equivalente, che costituiscono decisioni di valenza prettamente politica in virtù della chiara assunzione di responsabilità che comportano, con tutte le conseguenze discendenti, dalle critiche dell'opposizione al giudizio degli elettori.(dal programma elettorale 2003 di Magistratura indipendente)

 

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CRITICA  PENALE

Redazione e amministrazione presso Panozzo Editore Via Clodia 25, 47900 Rimini, tel. 0541 24580

è uscito il numero 2/2002 di Critica Penale

 

  

Il prezzo dell'abbonamento per tre numeri all'anno è di 26 Euro, da versare  a Panozzo Editore, Conto corrente postale n. 11110475.

Critica penale, iniziando, con il fascicolo I – 2002, il suo  cinquantasettesimo anno di vita, si  presenta rinnovata, nei contenuti e nell'organizzazione editoriale.

   La crisi della giustizia in Italia si è manifestata negli ultimi  lustri come crisi propria della giustizia penale, a causa dell'aggressione criminale, sia politica che comune, sia organizzata che individuale. La collettività ha subito colpi  durissimi. Lo Stato, nelle sue espressioni politico-istituzionali,  non è riuscito a fronteggiare compiutamente l'attacco e, dovendo reagire, ne ha affidato il compito alla giurisdizione,  che non poteva non assumerlo, ma non poteva che uscirne vulnerata.  Tutto ciò pone, in questo inizio di secolo, il problema della giurisdizione nel suo insieme, non solo  penale ma anche civile. Beninteso, la crisi della giustizia civile precede di decenni quella della giustizia penale. Ma la novità risiede nella dimensione del fenomeno.  

   Critica penale intende dedicare la sua riflessione anche alla  giustizia civile, non nei suoi aspetti settoriali ma negli aspetti significativi di crisi della giurisdizione.

                             Angelo De Mattia,   Mario Cicala,  

                           Marcello Maddalena,   Romano Ricciotti  

 

 La presentazione del 1999

Altre Riviste, che pubblicano migliaia di pagine, forniscono al lettore un' informazione tendenzialmente compiuta delle novità legislative e giurisprudenziali. Critica penale nutre un'ambizione più modesta, ma non meno impegnativa. Vuole prendere in esame l'esperienza  del diritto e del processo penale, ponendosi da un angolo di visuale che è antico, ma a noi sembra di bruciante attualità, quello della riflessione libera e priva di pregiudizi sulla pubblicistica giuridica, sulla legislazione e sulla giurisprudenza.

  Pensiamo che l'odierna crisi del diritto e del processo sia espressione della crisi di valori che investe il popolo italiano, travolto anche da una legislazione alluvionale -ispirata da interessi settoriali o da sdegni occasionali- che procede per frammentari interventi, frutto, se non di ricatti (come taluno ha detto), certo di compromessi di non esaltante profilo. Muovendo da questa nostra opinione intendiamo promuovere un dibattito che coinvolga anche vicende di scottante, immediate attualità.

   Siamo convinti che il processo non sia una palestra ludica per il diletto della corporazione giuridica. Perciò crediamo nella presunzione di non colpevolezza dell'imputato, ma crediamo meno nel principio di "parità delle parti" processuali, o meglio vi aderiamo nella misura in cui  essa è strumentale alla presunzione di innocenza. Invero la compiuta "parità delle parti" è attuata e attuabile nel processo civile, ove non vige la presunzione di innocenza ma il ben più limitato principio secondo cui spetta a chi deduce un fatto a sè favorevole fornirne la prova (art. 2697 del codice civile), principio che non impedisce affatto l'utilizzo di presunzioni "contra reum" e che quindi consente -ove l'attore provi alcune circostanze- di trasferire sul convenuto l'onere della prova di altre.

   Constatiamo  che il fallimento del processo penale del 1988 è l'inevitabile ed annunciato fallimento del tentativo di trasferire nella realtà giuridica e sociale del nostro Paese un modello ad essa del tutto estraneo, e del resto ben poco conosciuto anche da chi lo propugna. Il legislatore vuole il processo orale ma poi pretende  un secondo grado di giudizio anche nel merito, che non può essere se non un giudizio sugli atti scritti nel processo di primo grado. L’adversary system sta dando frutti avvelenati anche negli Stati uniti d’America, dove si  scopre che troppo spesso  innocenti sono stati condannati, anche a morte.       Inoltre da noi  il processo ostacola sovente la difesa della collettività. Anche su questo vogliamo riflettere.

   Abbiamo cercato di trasformare questa Rivista da strumento di consultazione in strumento di lettura.

 

 

 

  

                                       

 

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