E L'OTTAVO GIORNO SORRISE

 

Qualcuno ha detto che il Dio dei cristiani, carico dei dolori e delle colpe del mondo, non sorride (cfr lo scritto di Pontiggia sul Il Sole 24ore del 1° agosto 1999).

Ma non sembra proprio che sia così come pensare che Dio non sorrida parlando con Giona che si  duole perché è seccata una pianta di ricino che gli faceva ombra;  ed il Signore gli risponde  «tu ti dai pena per quella pianta di ricino per cui non hai fatto nessuna fatica: e io non dovrei aver pietà di Ninive, quella grande città, nella quale sono più di centoventimila bambini?». E quando Abramo gli strappa, con una lunga ed estenuante trattativa,  la promessa di risparmiare Sodoma se in essa si troveranno cinque giusti.

E come pensare che  non sorrida Cristo nel colloquio con la donna pagana sirofenicia ?, mentre le rivolge parole apparentemente terribili “non è bene prendere il pane dei figli per gettarli ai cagnolini”  (Mc. 7,24), che non intimoriscono la donna (rassicurata dal sorriso)  che risponde “ma anche i cagnolini mangiano sotto la tavola dei figli” ed ottiene  il miracolo della liberazione della figlia da un demonio.

Perciò non ci sembra irrispettoso suggerire qualche spunto di riflessione meno severa che tragga spunto dalle Sacre Scritture. 

Si veda Conconi, Quando Gesù sorrise, ed San Paolo Cinisiello B., 1995, 

Piero Stefani, Riso ed ebraismo, nel sito di Biblia

Perchè Caino uccise Abele

La natura diabolica del pubblico ministero

 

 

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