Nel
corso di questa mattinata sono
previsti interventi di persone che svolgono un ruolo fondamentale ed
attivo nel dar corpo nel
campo penale al binomio giustizia e solidarietà. A me che ricopro
funzioni giudiziarie nel settore civile, e quindi non sono direttamente
coinvolto in simili difficili compiti, sia consentito tentare di
interrogarsi, come giurista e come cristiano, sul
rapporto tra la giustizia penale e quella carità cristiana che,
nel nostro mondo europeo, è il principale fondamento sociologico della
solidarietà.
La
giustizia penale costituisce un tentativo di combattere il male che ha
fondamento in una condotta dell’uomo, attraverso il castigo, cioè
contrapponendo al male un altro male, in qualche misura simmetrico
rispetto al male cagionato dal delitto. E’ l’equilibrio contenuto
nella legge del Taglione, che non è propriamente una legge di vendetta
ma di giustizia, una legge dalla cui inflessibile applicazione ci si
attende un effetto positivo di prevenzione e di educazione sociale. La
Bibbia giustifica simile legge con le parole :
“così estirperai il male di mezzo a te. Gli altri lo verranno a
sapere e ne avranno paura e non commetteranno più in mezzo a te una
tale azione malvagia”, ed il Corano soggiunge
“chi usa l’intelligenza capisce che il Taglione è garanzia
di vita per una società. La certezza della punizione rende infatti
l’uomo osservante della Legge e Timorato di Dio”. Mentre
Eschilo afferma: «Reverenza e Paura, che di Reverenza è
cognata, impediranno ai cittadini di far offesa alla Giustizia» (Le
Eumenidi).
Dunque
potrebbe sembrare che dalle radici greche ed ebraiche della
nostra cultura, e dalla stesso mondo mussulmano, ci giunga un messaggio
per la assoluta inderogabilità della pena, per la certezza delle pene.
Ma così non è.
Accenno
solo di sfuggita ai numerosi passi coranici ove si loda e si raccomanda
la misericordia, non solo come atteggiamento spirituale di rinuncia
all’odio e al rancore, ma anche come istituzione giuridica di
rimessione totale o parziale della pena; ed affronto l’enunciazione
forse più organica è compiuta del principio del perdono, il discorso
della Montagna.
Le
parole di tale discorso sono note: “Avete inteso che fu detto: Occhio
per occhio e dente per dente; ma io vi dico di non opporvi al malvagio;
anzi se uno ti percuote la guancia destra, tu porgigli anche l`altra; e
a chi ti vuol chiamare in giudizio per toglierti la tunica, tu lascia
anche il mantello. E se uno ti costringerà a fare un miglio, tu fanne
con lui due. Dá a chi ti domanda e a chi desidera da te un prestito non
volgere le spalle. Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e
odierai il tuo nemico; ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate
per i vostri persecutori, perché siate figli del Padre vostro celeste,
che fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere
sopra i giusti e sopra gli ingiusti. Infatti se amate quelli che vi
amano, quale merito ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se
date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di
straordinario? Non fanno così anche i pagani? Siate voi dunque perfetti
come è perfetto il Padre vostro celeste”.
La
contrapposizione con il Primo Testamento non potrebbe essere più netta
ed è aggravata da quel “fu detto odierai il tuo nemico”
che è una calcata e dura interpretazione della legge antica, che
non aveva mai esplicitamente comandato l’odio (P. Beauchamp).
E’
evidente il precetto della solidarietà verso l’aggredito, ma anche
verso l’aggressore, verso colui che tenta di appropriarsi, vi aut
fraude di un nostro bene.
E’
la risposta al male con il bene.
La
prima forma di risposta al male con il bene è enunciata nella
parabola del buon Samaritano. In essa Cristo propone con
chiarezza il modello del cristiano come uomo attivo nel bene, più che
come custode di una teologia o di una morale. Il Buon Samaritano non si
domanda chi sia il colpevole, e non lo ricerca (Geschè ipotizza che a
questa ricerca siano invece intenti il prete ed il levita che passano
vicino alla vittima senza soccorrerla), il Samaritano lascia
“a Dio la vendetta” e si pone invece a fianco della vittima
soccorrendola con fraterna generosità.
Ma
il precetto della risposta
al male con il bene non è circoscritto all’aiuto alla vittima,
coinvolge anche il rapporto con l’aggressore;
e non è limitato, sotto questo profilo, ad piano esclusivamente
spirituale o individuale, ha anche rilevanza sul piano giuridico.
Un
solido approccio ci è
offerto dall’episodio della mancata lapidazione della adultera,
graziata da Cristo. La sentenza
di condanna della adultera era sicuramente
giusta dal punto di vista della legge (il Vangelo non dice
affatto che costei fosse innocente), tuttavia Gesù non si limita a dare
alla donna un conforto spirituale:
si interpone nella vicenda, in termini giuridici diremmo che
vanifica un giudicato.
"Allora
gli scribi e i farisei gli conducono una donna sorpresa in adulterio e,
postala nel mezzo, gli dicono: 'Maestro, questa donna è stata sorpresa
in flagrante adulterio. Ora
Mosé, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa.
Tu che ne dici?' Questo dicevano per metterlo alla prova e per avere di
che accusarlo”. Evidentemente prevedevano che Gesù non avrebbe
avallato l’esecuzione, e da ciò contavano di trarre elementi per
accusarlo di non rispettare la legge. Non prevedevano però la risposta:
“alzò il capo e disse loro: 'Chi di voi è senza peccato,
scagli per primo la pietra contro di lei'.
E chinatosi di nuovo, scriveva per terra.
Ma quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno cominciando dai
più anziani fino agli ultimi" (Gv.8).
Gli anziani si allontanano per primi perché, più rapidamente
degli altri, hanno compreso la loro corresponsabilità nella colpa.
L’insegnamento
di Cristo non suggerisce l’abbandono della giustizia, nè trasforma le
colpe individuali in colpe collettive; ed infatti Gesù ammonisce
l'adultera «neanch`io ti condanno; và e d`ora in poi non peccare più».
Ma rivela la compartecipazione di tutti alla colpa di uno e manifesta
che il colpevole è portatore di una dignità che la colpa non riesce a
cancellare: la possibilità di riscatto che ne scaturisce merita, anche
sul piano strettamente giuridico, di essere perseguita.
Certo
non è casuale che la rinuncia alla sanzione soccorra una adultera e non
un assassino; ma penso sarebbe riduttivo interpretare l’episodio come
una semplice abrogazione della pena i morte per i reati sessuali. O
anche più estensivamente come sola abrogazione della pena di morte.
L’episodio
– a mio avviso- dimostra che si deve tentare di avvicinare la legge
del taglione (che è -lo ribadisco- giusta) alla legge dell’amore e
quindi della solidarietà Secondo un processo spirituale ed operativo
che Carlo Maria Martini vede espresso nella parabola del Figliuol
Prodigo ove l’amore aiuta il colpevole a riconoscere la realtà del
mondo umano da cui si è escluso, e ad assumere la sua responsabilità.
In
questa linea si colloca il messaggio
del Santo Padre per il Giubileo nelle carceri.
La
pena detentiva per favorire la rieducazione se non la redenzione, deve
comportare una attività lavorativa, un tenore di vita non degradante,
“regolari contatti con la famiglia”, la possibilità di un minimo di
intimità e di isolamento rispetto al resto dei condannati, in modo che
–per un verso- non sia ostacolata la socializzazione, ma –per altro
verso- sia impedito il formarsi di una comunità dominata dai più
violenti e prepotenti. Ed il lavoro e la rieducazione possono condurre a
riduzioni di pena che sollevino dal tormento del carcere coloro che non
costituiscono più un pericolo, offrendo loro nel contempo un efficace
sostengo “nel nuovo inserimento sociale”.
Ad una prima lettura, il Nuovo
Testamento ci appare dunque incompatibile con l’Antico; tanto da
offrire qualche spunto alla tesi manichea contenuta nel
vangelo apocrifo detto «libro di Giovanni Evangelista» secondo
cui il Dio del
Vecchio Testamento, creatore del mondo,
si identifica con Satana. L’esistenza di una “quarta
persona” divina Satana dio del male è del resto presente nella
gnosi, e consente di risolvere il problema del male molto più
facilmente della visione cattolica.
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