Intorno al documento programmatico ed alle sollecitazioni di Mario Piscitello

 

Presa di posizione di Giuseppe Cariti e Mario Cicala

 

Ancora una volta riteniamo doveroso esprimerci con chiarezza e trasparenza sui problemi che sono stati posti sul tappeto.

 

Ribadiamo la nostra posizione sul punto  che ci sembra centrale e che è stato sollevato in questa mailing-list sia attraverso la pubblicazione del documento programmatico sottoscritto da numerosi colleghi sia attraverso i quesiti posti dall’infaticabile amico Mario Piscitello: deve essere consentito a tutti i magistrati tributari l’accesso in condizioni di parità agli incarichi direttivi e semidirettivi.

 

Nel programma con cui siamo stati presentati dal Centro Studi Tributari è scritto:

 

“deve essere innanzitutto consentito l’accesso alle funzioni direttive, oltre che a quelle semidirettive, a tutti i giudici tributari in possesso di adeguati requisiti,  tenendosi in debito conto anche le esperienze maturate come magistrati onorari”

 

E  questo principio era già inserito nel documento costitutivo con cui fu fondato nel gennaio 2000 il centro stesso.

 

Dunque è scontata la nostra convergenza con il programma “lanciato”  da numerosi amici ed in particolare da Giuseppe Bellitti; ed è anche scontata la nostra adesione alle prospettazioni di Mario Piscitello.

 

Anche in vista della scadenza del 2005 si impone che il Consiglio di Presidenza assuma una linea interpretativa dell’art. 11 del D. Leg. 545/1992 che consenta a tutti i magistrati tributari già in servizio di accedere, in primo luogo in sede di trasferimento, alle funzioni direttive e semi-direttive. Ed è necessario che questa soluzione sia sostenuta non solo con forza, ma anche con autorevolezza giuridica e politica in modo da “reggere” il confronto con la giustizia amministrativa, ed ove la giustizia amministrativa non condividesse tale impostazione, con il Parlamento, allo scopo di ottenere una modifica legislativa.

 

Questo –lo ribadiamo- ci pare un nodo centrale, concreto e pratico, non privo di un rilevante  “costo politico” , a tutti chiaro e comprensibile.

 

Risolvere questo nodo scioglierà (o comunque semplificherà molto) gli altri punti prospettati. Ad esempio diverrebbe meno impellente il problema del riconoscimento dei giudici di pace come “magistrati ordinari” ai sensi dell’art. 3 primo e terzo comma del D. Leg. 545/1992: un tale riconoscimento da parte  del Consiglio di Presidenza dovrà comunque confrontarsi –è facile prevederlo- con le pronunce di organi giurisdizionali supremi.