A tutti i
magistrati tributari
Il
Centro Studi Tributari è nato nel gennaio del 2000 con lo specifico
scopo di concorrere alla creazione di una comune cultura dei giudici
tributari ispirata ai principi dell’indipendenza della magistratura
tributaria e della pari dignità con le altre magistrature, nella quale
scompaiano le distinzioni che derivano dalle diverse esperienze
professionali di ciascuno dei giudici.
Ha sempre
perseguito questo obiettivo e ritiene utile continuare nella propria azione,
se possibile anche nell’organo di autogoverno della magistratura tributaria,
proponendo, per le imminenti elezioni del Consiglio di Presidenza della
giustizia tributaria, la candidatura dei colleghi Giuseppe Cariti e
Mario Cicala.
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La posizione culturale ed ideale del Centro
Studi Tributari, e quindi dei candidati, già nota, si può riassumere nei
termini seguenti.
Premessa
La
magistratura tributaria è chiamata a svolgere un ruolo sicuramente di
grande rilevanza ai fini degli interessi generali dello Stato ed al contempo
per l’affermazione dei principi costituzionali dello Stato di diritto, a
difesa dei diritti dei cittadini.
Si tratta,
peraltro, di una magistratura esclusivamente onoraria (anche,
naturalmente, per la parte dei giudici togati, che sono onorari nella
magistratura tributaria). E’ una caratteristica essenziale del sistema, che
assicura l’apporto di professionalità diverse e complementari, ma richiede
al contempo, per non essere messa in discussione, che la magistratura
tributaria abbia una credibilità tale da dare sicure garanzie di un corretto
ed imparziale esercizio della giurisdizione.
La
credibilità non può che essere fondata sull’indipendenza e sulla pari
dignità con le altre magistrature e tra gli stessi giudici tributari.
Indipendenza
In primo luogo, occorre una piena ed
effettiva indipendenza della magistratura tributaria rispetto
all’Amministrazione Finanziaria dello Stato, parte nella stragrande
maggioranza dei processi tributari.
Presupposti
essenziali sono:
-
il
trasferimento delle attribuzioni concernenti la magistratura tributaria (ed
il personale amministrativo) alla Presidenza del Consiglio dei Ministri;
-
un organo
di autogoverno autorevole, che assicuri l’effettiva tutela
dell’indipendenza;
-
un
trattamento economico non più rimesso alle valutazioni dell’Amministrazione
Finanziaria, ma predeterminato per legge - con l’indennità di funzione ed
un sistema di adeguamento periodico automatico,come per le altre
magistrature, e con meccanismi retributivi più razionali, anche se in parte
ancorati all’attività svolta – che assicuri una retribuzione adeguata alla
dignità delle funzioni, possibilmente nel quadro di una generale riforma del
trattamento dei giudici onorari;
-
l’adeguamento delle strutture personali e materiali delle commissioni
tributarie, che preveda anche la costituzione, presso ogni commissione, di
un ufficio informatico di documentazione, in grado di garantire al
magistrato la necessaria assistenza.
Pari
dignità
A)
La pari
dignità nei confronti delle altre magistrature.
L’indipendenza della magistratura
tributaria e’, naturalmente, anche il presupposto per la pari dignità con
le altre magistrature, quale garanzia di terzietà ed imparzialità del
giudice tributario.
Ma è anche
necessario che la magistratura tributaria dia garanzia di professionalità.
L’attuale assetto potrà rispondere alle esigenze di professionalità della
giurisdizione, purché resti sempre ferma la collegialità ed in essa
confluiscano tutte quelle capacità e competenze che, nella sintesi delle
varie esperienze, conoscenze e sensibilità, possono rendere la giustizia
tributaria professionalmente qualificata. Non è, pertanto, accettabile che
i giudici tributari siano soggetti ad incompatibilità così rigorose come
quelle attualmente previste, in particolare per i professionisti che
esercitano attività di consulenza tributaria in modo saltuario o accessorio:
il problema della trasparenza e della imparzialità non si può risolvere a
colpi di sempre più strette incompatibilità, che fanno venir meno l’apporto
di essenziali esperienze professionali, ma facendo operare – come di
regola – le norme sull’astensione e ricusazione del giudice.
B)
La pari
dignità delle diverse professionalità.
Deve essere innanzitutto consentito
l’accesso alle funzioni direttive, oltre che a quelle semidirettive, a tutti
i giudici tributari in possesso di adeguati requisiti, tenendosi in debito
conto anche le esperienze maturate come magistrati onorari. Anche la
modifica del sistema elettorale del Consiglio di Presidenza – nel quale oggi
non c’è più traccia della distinzione, nell’elettorato passivo, tra
presidenti di commissione o di sezione e gli altri giudici - indirizza
univocamente in questa direzione.
E’ poi
necessaria una revisione delle tabelle per la nomina a componente, nonché
agli incarichi direttivi e semidirettivi, delle commissioni tributarie ,
improntata in particolare:
-
ad un
riesame dei punteggi attribuiti ai magistrati ed alle altre categorie
professionali ;
-
all’eliminazione della progressività nella valutazione dei “titoli di
servizio”, cioè degli anni di anzianità nelle varie attività;
-
ad una
rivalutazione del servizio prestato nelle commissioni tributarie, senza
distinzione, peraltro, tra quello prestato prima e quello prestato dopo il
1° aprile 1996.
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Naturalmente sia i principi che molte delle
idee ad essi connesse sono comuni a tutti, o alla gran parte, dei giudici
tributari. Ciò che conta, più che altro, è l’impegno a fare quanto
possibile per realizzarli, in particolare nel Consiglio di Presidenza
della giustizia tributaria, che dovrà operare sia attraverso un’applicazione
delle norme improntata ad equilibrio e ragionevolezza, sia attraverso
iniziative e proposte dirette alle opportune modifiche legislative.
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