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31-12-2003
La legge sulla procreazione assistita è contro il diritto alla
procreazione
di Md
Sta per essere definitivamente varato il disegno di legge in materia
di procreazione medicalmente assistita, che sui punti qualificanti ha
comunque già ottenuto l’approvazione della Camera e del Senato.
Si tratta di un provvedimento che, intervenendo in una materia che
investe un tratto essenziale della piena realizzazione della persona,
quale il diritto alla procreazione, afferma principi e concetti che
segnano un atteggiamento, trasversale tra le forze politiche, volto ad
imporre, in nome di concezioni etico–confessionali, scelte violente e
discriminatorie, negando alle donne la capacità di esprimere una
volontà libera e autodeterminata per quel che concerne la disposizione
del loro corpo e la loro scelta di maternità, e ponendo limiti
antistorici ad ogni ricerca sugli embrioni.
Questi i punti caratterizzanti:
· Limite della facoltà di accesso alle coppie eterosessuali di cui sia
certificata ed accertata la sterilità (con conseguente esclusione di
ogni diritto per la donna sola, o per le coppie omosessuali o comunque
non sterili, ma portatrici di anomalie genetiche);
· Divieto di ricorso alla fecondazione eterologa: l’intervento di un
donatore esterno viene escluso, chiaramente in base ad una suggestiva
equiparazione all’ipotesi di adulterio, contraria alla morale di
coppia che il Legislatore pretende di sancire;
· Limite del numero degli embrioni, non superiore a tre, ed obbligo
del contemporaneo impianto degli stessi: una previsione che ignora i
risultati unanimi della ricerca scientifica e che espone la donna, da
un lato, al rischio di una fecondazione plurigemellare, dall’altro, in
caso di insuccesso, alla necessaria sottoposizione ad una nuova, e
penosissima, procedura di stimolazione ormonale per la produzione
dell’ovocita;
· Divieto di ripensamento della donna prima di sottoporsi all’impianto
dell’ovulo fecondato: una forma di coercizione normativa – non capiamo
in che forme eseguibile – che di fatto costringe al ricorso
all’aborto, ben più traumatico e penoso;
· Divieto di ogni indagine sulla eventuale presenza di malformazioni o
anomalie dell’embrione, del tutto incongruente e contraddittorio
rispetto alla analoga possibilità sul feto, ed alla facoltà di ricorso
(almeno, sino ad oggi) all’aborto.
La legge fonda così un complesso di obblighi, di limiti, divieti e
sanzioni, che segnano innanzitutto la diffidenza, la volontà di
discriminazione, ed anzi, di criminalizzazione, nei confronti della
sterilità, vista non come una condizione da curare, ma come un deficit
da punire; ma soprattutto, che affermano la pretesa dello Stato di
dettare la propria morale, di stampo oscurantista e repressivo, anche
nella sfera più intima e soggettiva dell’individuo.
La scelta di fornire all’embrione umano una tutela parificata a
quella che merita l’individuo, è frutto di un’astrazione contraria al
senso comune ed alla scienza, che inoltre apre una insuperabile
contraddizione nel nostro ordinamento, dal momento che si spinge ben
oltre la difesa accordata al feto umano: a meno che questo non
costituisca, per scelta consapevole, un passaggio per procedere
all’abolizione di istituti, come quello dell’aborto, ormai acquisiti
alla coscienza ed al costume del Paese.
Ed infine, la constatazione del fatto per cui comunque nessuna
copertura alle spese sostenute dalle coppie verrà fornita dal servizio
sanitario nazionale, unita alla notoria facilità di accesso nei paesi
esteri alle tecniche di fecondazione artificiale, solo che si abbiano
i mezzi economici per sostenerne i costi, convince ulteriormente della
logica discriminatoria e penalizzatrice che si va affermando, anche in
questo settore, nei confronti dei soggetti economicamente più deboli.
Un ulteriore strappo a quel principio di eguaglianza che la nostra
Costituzione sancisce ed a cui vorremmo che ancora oggi il nostro
Legislatore guardasse come ad una guida ideale, capace di orientare e
di determinare le sue scelte.
Md si impegna a promuovere ed a partecipare ad occasioni di confronto
pubblico, con esponenti della politica e con la società civile, per
sollecitare una riflessione che, pur nel dovuto rispetto ad un
provvedimento che sta per diventare legge dello Stato, deve partire
dalla constatazione della inaccettabilità dei principi che in essa
sono affermati. |