CENTRO PAOLO BORSELLINO - MAGISTRATURA INDIPENDENTE

19 luglio  1992 – 19 luglio 2001

  

LA FORZA DELL’ESEMPIO

 I MAGISTRATI DI FRONTE ALLA FIGURA DI PAOLO BORSELLINO

  

Un pensiero,  di Mario Cicala

A Paolo ritengo si attaglino le parole di Cristo: «Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna agitata dal vento? E allora, che cosa siete andati a vedere;   un uomo vestito di porpora ? Ma gli uomini  che portano vesti sontuose  stanno alla corte dei re. Siete venuti ad ascoltare la voce di  uno che grida nel deserto. Un profeta” (Lc 7,24).

Paolo non era certo né una canna agitata dal vento (non si adattava a lui il saggio proverbio “piegati canna che passa il vento”), né un “uomo vestito di porpora”. Era un profeta, nel senso biblico e cristiano del termine,  era  un  uomo “che grida nel deserto”, che grida là ove ciascuno ode la voce della sua coscienza (il deserto nei testi evangelici non è il vuoto e il luogo della interiorità e della riflessione); era un uomo che con le sue azioni prima ancora che con le sue parole indica la via della giustizia. Che ci insegna ciò che dobbiamo fare per esser degni dell’ ”onore del magistrato”.

Chi ha avuto l’amaro privilegio di assistere al flusso ininterrotto di palermitani  nella Chiesa ove era posta la sua salma, di partecipare alle Sue esequie rese solenni dalla partecipazione di popolo e dalla scarsa presenza di Autorità, comprende cosa intendiamo dire. E  ben può comprendere perché noi vogliamo porci a confronto con la figura di Lui e di tutti i colleghi che in questa terra di Sicilia hanno dato la vita per respingere la rassegnazione ed  il fatalismo[1], diciamolo pure, per lottare contro la mafia.

Paolo Borsellino era, in primo luogo, uomo d’azione, concreto. La Sua non era la contemplazione indignata ma sterile e quasi compiaciuta del male, propria di tanti esperti “antimafia”; in lui la conoscenza, la riflessione erano strumentali all’impegno contro la criminalità organizzata.

In questo quadro Paolo non era un giudice “silenzioso”; le sue parole erano strumenti per fronteggiare la criminalità organizzata. Come in Bruno Caccia (mi sia consentito questo ricordo da piemontese)  il suo dire era, evangelicamente, «sì» o «no». il «ni» non entrava nel suo vocabolario. Possedeva quella prudenza cristiana che è trasformata e pervasa dall’amore per la verità e la giustizia e quindi non conduce  né alla timidezza né al silenzio dell’indifferente che si sgrava dalle responsabilità dicendo: “sono forse io il custode di mio fratello” (J. Pieper, La prudenza, Morcelliana, Brescia, 1999).

Paolo, non rifuggiva dalle analisi severe ed impietose; nel documento, redatto  da Giovanni Falcone e con cui si concluse la assemblea della A.N.M. presieduta da Paolo Borsellino riunita a Palermo il 27 ottobre 1990, dopo l'assassinio di Rosario Livatino, si legge: "il fenomeno mafioso si colloca ormai in un ambito principalmente politico, perché sotto le vesti della democrazia, si intravedono sempre più rapporti di potere reale basati sul decadimento del costume morale e civile, su intrecci fra istituzioni deviate e organizzazioni occulte, su legami tra mafia e politica".

E come non ricordare le dure parole con cui Paolo denunciò  situazioni che pregiudicavano l’impegno contro la mafia, parole che spinsero qualcuno a chiedere una sua censura da parte del Consiglio Superiore? (Lucentini, Paolo Borsellino, il valore di una vita, Mondadori, Milano, 1998). La  firma in calce al documento di critica al disegno di legge sulla procura nazionale antimafia, di cui pur era promotore il suo amico, il suo fratello Giovanni Falcone? La sua ultima testimonianza, scritta per gli studenti di una scuola media, poche ore prima della sua morte in cui ricorda di essere giunto alle funzioni inquirenti quasi per caso, abbandonando una originaria vocazione alle funzioni giudicanti civili (con la “separazione delle carriere”  Paolo Borsellino non avrebbe mai assunto le funzioni di pubblico ministero)

Paolo non rispondeva all’immagine del “buon giudice tranquillo” teorizzato da molti. Anche sotto un altro profilo non era un giudice “dabbene”: era inserito nella vita associativa, presiedette a lungo attivamente  la sezione ANM di Palermo, fu presidente del Consiglio Nazionale di Magistratura Indipendente; ricordo le sue telefonate per comunicarci l’esito (sempre per noi positivo) delle votazioni a Palermo.

In questo, come in ogni  profilo della sua attività, portò l’ottica del servizio: nel timore di essere in qualche misura distratto dalla sua attività di indagine  non volle essere presidente della corrente, componente del Direttivo Centrale, rinunciò persino al Consiglio Superiore della Magistratura, e forse di questo si pentì perché certo  un CSM in cui il distretto di Palermo fosse rappresentato da Borsellino avrebbe nominato Giovanni Falcone Consigliere Istruttore di Palermo.

Nella così detta “carriera” Paolo antepose sempre il senso della funzione alla propria affermazione personale, nel giugno del 1992 rifiutò la Direzione Nazionale Antimafia. Ma questo suo atteggiamento non gli risparmiò l’amara, ingiusta accusa di “professionista dell’antimafia”, lanciatagli contro in un articolo di  Sciascia  (Leonardo Sciascia: “I professionisti dell'antimafia”  in  "Il Corriere della Sera" del  10 gennaio 1987). E  questo mi pare un ulteriore amaro insegnamento.

Anche nella accettazione delle incomprensioni e delle polemiche, Paolo, con la Sua vita e la Sua morte, ci ha insegnato che, secondo le parole di Tucidite “la felicità è nella libertà e la libertà è nel coraggio”      


Pubblicato su "Il Nostro Tempo" n° 29 del 22 luglio 2001


[1] Pietro Scaglione, Procuratore  della Repubblica a Palermo Assassinato il  5 maggio 1971 dalla mafia a Palermo Cesare Terranova, Consigliere Istruttore di Palermo Assassinato il 24 luglio  1979 dalla mafia a Palermo, Gaetano  Costa, Procuratore  della Repubblica a Palermo Assassinato il   5 agosto  1980  dalla mafia a Palermo, Gian Giacomo Ciaccio Montalto, Sostituto Procuratore della Repubblica di Trapani Assassinato il   13 gennaio  1983  dalla mafia a Trapani, Rocco Chinnici, Consigliere Istruttore di Palermo Assassinato il  29 luglio 1983 dalla mafia a Palermo, Antonino Saetta, Presidente della Corte d’Assise di Caltanissetta Assassinato, con il figlio Stefano, a Canicattì il  26 settembre 1988  dalla mafia, Rosario Livatino, Giudice del Tribunale di Agrigento Assassinato il 21 settembre  1990 a Agrigento dalla mafia  Giovanni Falcone, Direttore Generale degli Affari Penali,  Francesca Morvillo, Giudice del Tribunale di Palermo assassinati il 23 maggio  1992 dalla mafia a Palermo) Paolo Borsellino, Procuratore aggiunto della Repubblica a Palermo Assassinato il 19 luglio 1992 dalla mafia a Palermo