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NON pensate che
intenzioni virtuose garantiscano soluzioni", ripete spesso il professor
Giovanni Sartori. E' un buon consiglio. Torna utile per avanzare un
modestissimo invito all'Associazione nazionale magistrati: abbandoni ogni
proposito di protesta durante l'inaugurazione dell'anno giudiziario. L'Anm,
nei giorni scorsi, ha annunciato che i magistrati in toga nera
parteciperanno con la Costituzione in mano alla rituale cerimonia (in
programma oggi in Cassazione, sabato nei distretti). Una mossa che vuole
dire all'opinione pubblica: la Carta dei principi è minacciata dalla
riforma della giustizia preparata dal governo; condizionare l'autonomia e
l'indipendenza della magistratura manomette l'essenziale principio
dell'eguaglianza dei cittadini davanti alla legge più di quanto abbiano
fatto finora leggi di interesse privatissimo come rogatorie, falso in
bilancio, legittimo sospetto.
Non sono qui in discussione, come è ovvio, le ragioni che spingono la
magistratura a sbandierare la Carta come un vessillo e un'identità.
Se si escludono idioti e camerieri del Re, non c'è in Italia chi non abbia
capito che quelle riforme, presentate come ispirate da un'alta civiltà
giuridica, altro non sono che la prepotenza di imputati che vogliono
sfuggire all'accertamento di possibili responsabilità penali. Qui è in
discussione soltanto l'utilità dell'iniziativa. Ci si chiede: sbandierare
la Costituzione durante il rito (noiosissimo e irrilevante)
dell'inaugurazione dell'anno giudiziario (pur sempre solenne cerimonia di
Stato) è utile davvero per rappresentare "alle loro maestà i cittadini" il
pericolo che minaccia i valori della nostra cultura giuridica e il sistema
di regole del Paese?
C'è qualche argomento per
pensare che l'iniziativa dell'Associazione nazionale magistrati sia non
sono inconcludente, ma - peggio - dannosa. Come dannosa è stata l'anno
scorso l'invocazione al "resistere resistere resistere come su
un'irrinunciabile linea del Piave...", di Francesco Saverio Borrelli.
Furono, quelle, parole utili a chiudere con una testimonianza civile
l'eccellenza del suo servizio, a soddisfarne - se si vuole - la vanità;
furono parole efficaci a consegnare uno slogan alla Sinistra del
Risentimento. Ma, alla conta dei fatti, furono soprattutto parole
infelici. Intorno al grido di Borrelli, gli avvocati di Berlusconi hanno
arrotato la domanda di rimessione (via il processo da Milano), che la
Corte di Cassazione discuterà il 27 di gennaio. Grazie a quell'invocazione,
Berlusconi ha stretto le fila della sua maggioranza facendole ingoiare le
"leggi della vergogna". Anche l'annunciata protesta dell'Associazione
magistrati sembra, come la sortita di Borrelli, non aprire la strada ad
alcuna soluzione, ma soltanto offrire nuove condizioni per aggravare il
problema.
Il problema è presto detto. Silvio Berlusconi, dopo aver avviato la
soluzione dei grattacapi giudiziari suoi e dell'amico Previti, si prepara
a garantirsi l'immunità, vita natural durante, vulnerando il principio
costituzionale dell'indipendenza della magistratura con la riforma
dell'ordinamento giudiziario, la separazione delle carriere e la
trasformazione del pubblico ministero in avvocato dello Stato, con la
riforma dei reati e la manipolazione delle regole del processo annunciate
dal disegno di legge Pittelli (già Anedda). Berlusconi è determinato a
farlo, e ha i numeri in Parlamento per farlo. Ci saranno anche le
condizioni politiche per questa sorta di tombola del briccone? Qui sembra
nascondersi la vera incognita per il piano del presidente del Consiglio.
Alleanza nazionale e centristi ritengono, con la legge sul legittimo
sospetto, di aver pagato per intero il prezzo di fedeltà politica al
"piccolo Cesare".
Gli alleati di Forza Italia sono consapevoli che il loro elettorato è
attraversato da malumori e diffidenze per una riforma che, senza risolvere
nessuna delle questioni d'interesse pubblico (per dirne soltanto una, la
ragionevole durata dei processi), soddisfa soltanto il desiderio privato
di chi governa (l'impunità).
Ora vale la pena di chiedersi se una magistratura ingaggiata così
platealmente in un conflitto istituzionale contro il governo e il
Parlamento non renda più facile l'ambizione del presidente del Consiglio
di piegare l'autonomia delle toghe; non faciliti il lavoro del sistema
mediatico controllato da Palazzo Chigi nel rappresentare il rozzo tableau
di una "magistratura politicizzata", pronta a rilanciare ancora una volta
"una guerra civile contro il Cavaliere". Berlusconi non attende altro che
l'aggravamento del conflitto. Gongola quando i magistrati annunciano
baruffa: la baruffa è la benzina del suo "riformismo" giudiziario a uso
privato.
Il calendario è dalla sua parte. A fine gennaio le Sezioni unite della
Cassazione decideranno se lasciare i processi a Milano o trasferirli a
Brescia. Nell'uno e nell'altro caso, la squadra del Cavaliere ne trarrà
linfa per alzare il tasso di tossicità del dibattito. Processo deve essere
trasferito a Brescia: è la conferma della tendenziosa parzialità (altro
che legittimo sospetto!) della magistratura milanese. Il processo deve
restare a Milano: la Cassazione ha subito il ricatto di Borrelli e
compagni. Nell'uno e nell'altro caso, Berlusconi troverà altra forza per
tirar diritto. Un conflitto ad alta intensità con la magistratura e della
magistratura gli serve per tenere coesa la sua maggioranza e alla
maggioranza per conservare coeso l'elettorato.
Perché, dunque, l'Associazione magistrati non si sottrae a questa deriva?
Non è più utile per le ragioni della magistratura, che sono poi le ragioni
della Costituzione, evitare la trappola dell'aperta e rumorosa
contrapposizione e l'occasione di un altro pubblico conflitto? Non è più
efficace svelare con la propria compostezza, le scomposte mosse del
governo, del presidente del Consiglio? Nei vapori tossici di uno scontro
politico, i cittadini che hanno sostenuto e ancora sostengono il
centrodestra, non potranno mai comprendere la convenienza di tenersi una
magistratura autonoma. E, che lo si voglia o no, i destini
dell'indipendenza della magistratura sono anche nell'opinione dell'Italia
che ha votato Berlusconi.
(13 gennaio 2003)
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