Santo Padre, i
magistrati italiani Le sono profondamente grati per questa udienza perché
riconoscono in Lei la più alta Autorità Spirituale impegnata
nell’affermazione dei diritti della
persona, e dei corrispondenti
doveri che gravano su tutti, ed in particolar modo su coloro che ricoprono
uffici pubblici. E di questa gratitudine è testimonianza l’alto numero di
magistrati e loro familiari oggi presenti.
L’
adesione ai valori morali che Ella impersona crea
un terreno comune tra
credenti e non credenti nella ricerca della verità e della giustizia.
L’Apostolo Paolo riconosce e quasi codifica questa comunione fra chi crede nel
valore trascendente, dei testi evangelici
e tutti gli uomini di buona volontà,
che sono "circoncisi nel cuore" (Ger. 9, 24, Ez. 44,7), circoncisi
di una circoncisione non fatta da mano di uomo (Col. 2, 11).
A fianco di quelli che osservano la legge
perchè la conoscono attraverso la Rivelazione si collocano coloro
che "sono stati legge a se stessi; hanno dimostrato che quanto la
legge divina esige è scritto nei loro cuori come risulta dalla testimonianza
della loro coscienza" (Rm. 2,15).
Questa comunione nella rettitudine, nella ricerca di
una giustizia che ha radici più
profonde della Gazzetta Ufficiale della Repubblica, ha unito tutti gli uomini
della legge – è doveroso ricordare gli
avvocati Fulvio Croce e Giorgio Ambrosoli-
che, in questi anni, hanno affrontato la morte nell'adempimento del loro
dovere.
Non
tocca a noi stabilire quando una morte assuma i caratteri del martirio, ma ci
piace pensare che ai nostri caduti si attaglino le parole della Veritatis
Splendor "nel martirio come affermazione dell'inviolabilità dell'ordine
morale risplendono la santità della legge di Dio e insieme l'intangibilità
della dignità personale dell'uomo, creato a immagine e somiglianza di
Dio". Chi
li ha uccisi forse non era
animato da odio
verso la verità cattolica,
ma era certamente animato da odio verso le virtù umane e cristiane; e
San Tommaso d'Aquino ebbe ad affermare che è martire
"non solo chi patisce a causa della fede, ma anche chiunque patisce
nel compiere una qualunque buona opera per amore di Cristo". A sua volta il
documento sull’impegno sociale e politico elaborato nel III° convegno
ecclesiale di Palermo (20-24 novembre 1995) sottolinea il sacrificio dei
cristiani che in Italia hanno dato “numerose testimonianze di carità
politica, alcune giunte fino al martirio”.
Taluni dei caduti per la
legalità sappiamo che nutrivano una fede religiosa; altri forse non
avevano questa fede.
Tutti senza distinzione hanno però testimoniato quella legge universale
che si impone ad ogni essere dotato di ragione e vivente nella storia.
"Per perfezionarsi nel suo ordine specifico -afferma la Veritatis Splendor-
la persona deve compiere il bene ed evitare il male, vegliare alla trasmissione
e alla conservazione della vita, affinare e sviluppare le ricchezze del mondo
sensibile, coltivare la vita sociale, cercare il vero, praticare il bene,
contemplare la bellezza".
Roma
31 marzo 2000