LA GIUSTIZIA TRA DEONTOLOGIA ED EFFICIENZA

 CIRO RIVIEZZO  Segretario  Generale Movimento per la Giustizia

Pubblicato su La Magistratura 2/2000

 Il discorso del Papa, tenuto in occasione del Giubileo dei magistrati, svoltosi durante il recente Congresso dell'Associazione Nazionale Magistrati, pur nella sua sinteticità, tocca gran parte dei problemi che affliggono la giustizia nel nostro Paese.  Si può dire che esso rappresenta lo specchio di ciò che sente l'opinione pubblica corrente, che segue le vicende della giustizia non con l'occhio rivolto verso gli operatori o le strutture giudiziario (come spesso accade a noi addetti ai lavori), ma che guarda all'utente del servizio giudiziario ed ai mille problemi che egli incontra nello «scontrarsi,, con l'apparato che anche (e forse soprattutto) noi magistrati rappresentiamo.  E questa mi pare una prima chiave di lettura del discorso: i magistrati, che lo vogliano o no, sono considerati dall'opinione pubblica come direttamente responsabili dell'andamento della giustizia e, quindi, dell'efficienza del sistema, anche se, in larga misura, essa dipende da fattori che vanno al di là delle possibilità dei singoli magistrati o anche della categoria nel suo complesso.  Quindi, occorre che, almeno per la parte che ci riguarda (e cioè l'autogoverno), compiamo tutti gli sforzi possibili per migliorare la situazione; il che significa maggiore attenzione ai problemi di organizzazione, di formazione, di controllo sulla professionalità, di scelta delle persone cui affidare le varie funzioni.  E, visto che il discorso è rivolto all'Associazione rappresentativa dei magistrati, occorre chiedersi se su questo piano l'ANM abbia finora fatto tutto il possibile, ovvero se troppo spesso alla logica del servizio non si sia sostituita quella dell'appartenenza e della difesa di gruppo, se all'interesse generale non si sia sovrapposto quello particolare.  

Passando al merito, mi sembra di poter cogliere due aspetti che il papa ha voluto toccare nel suo discorso, pur nell'ambito di un'unica cornice etica: il primo deontologico, il secondo istituzionale.

Ci viene ricordato, innanzitutto, che non è possibile affrontare la nostra professione con mentalità burocratica ed impiegatizia.  Non fosse altro perché, come dice il Papa, nel suo lavoro «il magistrato incontra "l'uomo", con la sua dignità di persona e con i valori inalienabili».  Si tratta di una considerazione in apparenza banale, eppure profonda soprattutto per chi, come noi, è costretto quotidianamente ad affannarsi tra fascicoli e faldoni, correndo il concreto rischio di trascurare il fatto che dietro ogni affare si celano situazioni personali a volte disperate, spesso gravi, sempre traumatiche nel loro impatto con l'apparato giudiziario.  Sotto questo profilo, i richiami alla tentazione del protagonismo, all'uso distorto della custodia cautelare, all'impegno costante nel lavoro, alla funzione rieducativa che deve avere l'espiazione della pena, costituiscono certamente un'occasione d riflessione, individuale e collettiva.

Dal punto di vista istituzionale tra i tanti spunti interessanti, vorrei valorizzarne due.  In primo luogo, l'accenno alla lunghezza dei processi, considerata essa stessa un'ingiustizia, al di là dell'esito del giudizio.  Sono ormai quotidiane le notizie di condanne dello Stato italiano nelle sedi internazionali per il fatto stesso che il processo è durato oltre un certo limite ritenuto intollerabile.  Tanto che spesso anche la parte che ha avuto torto nel giudizio riesce, per tale via, ad ottenere un cospicuo risarcimento per il fatto di aver dovuto sopportare troppo a lungo la pena del processo. t chiaro che i carichi di lavoro e lo stato delle strutture e dell'apparato amministrativo sono tali che non si può pensare che solo un maggior impegno o una migliore organizzazione del servizio possano risolvere i problemi.

Eppure dobbiamo fare quanto possiamo, poco o molto che sia: ad esempio, il nuovo rito civile può consentire in molti casi di programmare i tempi del processo, in modo da fornire certezze all'utente; opportuni accordi con il foro possono ridurre le occasioni di inutili rinvii; l'elaborazione di un protocollo, insieme alle organizzazioni degli altri operatori ed alle associazioni degli utenti, può diminuire i disagi che sono costretti a subire coloro i quali vengono a contatto con l'apparato giudiziario per qualsiasi ragione, come parti, testimoni, consulenti, ecc.  Questo è il campo d'azione tipico dell'attività dell'Associazione Nazionale Magistrati, soprattutto nelle sue strutture locali; l'Associazione non può illudersi di modificare da sola la realtà; ma può certamente contribuire, con la sua opera soprattutto culturale, a cambiare la mentalità con la quale gli operatori della giustizia magistrati, avvocati, personale affrontano i quotidiani problemi di gestione.  Ed una spinta al riguardo deve venire dagli organi centrali dell'ANM, che, sotto questo profilo, sono sostanzialmente assenti.

Altro richiamo interessante è alla funzione innovativo della giurisprudenza, che il Pontefice fa con riguardo, soprattutto, agli scottanti temi della bioetica, della morale pubblica, delle libertà.  Al di là delle palesi intenzioni del Papa, il tema dell'interpretazione giurisprudenziale è oggi di grande attualità.  Esso si lega indissolubilmente con quello della certezza del diritto e della conseguente prevedibilità delle decisioni.  In estrema sintesi, premesso che l'indipendenza del giudice nell'interpretazione della nonna è valore assoluto e non" declinabile, si tratta di vedere come si può coniugare questo principio con quello pure rilevante dell'interesse del cittadino a prevedere ragionevolmente l'esito del giudizio, evitando soluzioni eccentriche, spesso frutto di una sopravvalutazione del proprio ruolo. il punto di raccordo non può che essere la professionalità del singolo magistrato, che lo porta a discostarsi da orientamenti consolidati sulla base non di un superficiale senso di indipendenza, che rischia -di sfociare in arbitrio, ma di un faticoso approfondimento, che tiene e dà conto delle ragioni poste alla base dei diversi orientamenti.  Ed anche in questo campo, l'opera culturale dell'Associazione può essere determinante.

Questi sono alcuni dei temi che costituiscono nell'immediato futuro il campo elettivo di analisi e di azione dell'ANM, che oggi sembra ai più distratta e lontana.

   

 

 

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