Livio Pepino in Questione Giustizia n. 3/2000 

rubrica "Magistratura e dintorni"

Dunque, anche le toghe hanno il loro giubileo, proclamato da Papa Giovanni Paolo II nell’udienza concessa il 30 marzo ai partecipanti (rectius, a parte dei partecipanti) al congresso dell’Associazione Nazionale Magistrati. Non è una bella pagina per una associazione laica e pluralista. Nulla quaestio, ovviamente, sul desiderio di molti magistrati di partecipare ad un’udienza papale e sulla legittimità di un’attivazione a tal fine dell’A.N.M.. Ma, come si dice, c’è modo e modo…. Altro è confondersi (fedeli tra fedeli, o anche solo curiosi tra curiosi) in un’udienza privata, altro è chiedere ed ottenere un’udienza ad hoc, con carattere di ufficialità, resa evidente dal saluto rivolto al Papa dal presidente dell’A.N.M. (non certo a titolo personale). Come stupirsi, dunque, dell’interpretazione papale, coerentemente accompagnata da insegnamenti e richiami in tema di deontologia e legittimità di interventi giudiziari nel settore della bioetica? Il confronto delle idee è ricchezza e occasione di crescita (e meritano una segnalazione, in questa prospettiva, le recenti provocazioni del card. Martini, nel saggio Sulla giustizia, Mondatori, Milano, 1999); tutt’altra cosa è la funzione di insegnamento. E’ grave e sconcertante che la differenza non sia stata colta dalla dirigenza dell’A.N.M..

 

 

 

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