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Il discorso del Papa, tenuto nel corso dell'udienza
concessa ai magistrati partecipanti al Congresso dell'ANM ìl 31 marzo 2000,
offre lo spunto per diverse considerazioni.
In primo luogo deve segnalarsi l'eccezionale complessità
dei contenuti, sia pure rappresa nelle poche proposizioni di un messaggio di
saluto. Una complessità che non è
stata assolutamente compresa dagli organi di informazione che, cogliendo solo un
aspetto di esso, quello del rapporto processo-detenzione, hanno, di fatto,
fornito un'interpretazione strumentale delle parole del Santo Padre.
Ancora una volta viene pertanto in rilievo l'incapacità
del sistema dei mass media di fornire, nel campo della giustizia, un'informazione
adeguata alla complessità dei problemi, senza indulgere nelle solite
semplificazioni che finiscono per fornire degli stessi un quadro distorto.
Non vogliamo, qui, neanche tentare una esegesi del
discorso del Pontefice che lasciamo ad altri e più qualificati magisteri.
Ciò che pare utile riprendere è l'accorata esortazione
ai Giudici, che traspare da tutto il messaggio, di farsi carico, da un lato,
dell'eccezionale complessità, indotta dalle tumultuose trasformazioni sociali
in corso (si pensi al riferimento all'irrisolto problema della supplenza nei
confronti dei ritardi della Politica verso tanti bisogni sentiti come limiti al
pieno dispiegamento di una personalità libera e responsabile) e, dall'altro, di
applicare ed interpretare la legge ricordando sempre che di fronte ad essi vi
sono uomini concreti, segnati spesso da incoerenze e debolezze, ma pur sempre
espressione dì un valore insopprimibile, comune a tutti, credenti e non.
In sostanza, e parafrasando una fortunata formula, gi invoca un Giudice
mite, non debole, rigoroso nella difesa delle garanzie di libertà e ossequioso
verso il progetto che anima l'attuale trama dei valori, recepiti dal Costituente
del 1948.
D'altra parte questi valori sono gli indefettibili
connotati della figura del Giudice a cui noi tutti, aderenti ad Unità per la
Costituzione, intendiamo ispirarci: uomo fta gli uomini, con i propri travagli,
con i propri limiti, col peso della fatica quotidiana, spesso oscura, ma
consapevole ed orgoglioso di essere parte di un progetto costituzionale, ancor
oggi peraltro non del tutto attuato, che affida aì Giudici, in solitaria
autonomia, la diretta responsabilità della garanzia dei diritti dei cittadini.
Noi
di Unicost, che, in tempi non sospetti, abbiamo
paventato il rischio dì indebite strumentalizzazioni di una peraltro meritorìa
attività di indagine sulla corruzione di vasti strati del ceto politico,
cogliamo fino ìn fondo il senso profondo dell'invito del Papa. Noi che,
incuranti del disprezzo e delle invettive provenienti da non pochi esponenti
della magistratura associata, abbiamo sollevato l'allarme sui rischi del
gigantismo delle indagini preliminari a scapito delle verifiche dibattimentali,
oggi che tale attività pare dimenticata ed ostacolata anche da coloro che ne
furono i maggiori sostenitori e beneficiari, possiamo far nostro, senza gli
altrui imbarazzi, il monito del Pontefice.
E non ci rallegriamo di essere stati facili profeti su tutto ciò che poi
è avvenuto.
Il tempo che viviamo è segnato da grandi contraddizioni.
Una è quella, tipica del nostro Paese, di lasciare alla Magistratura
quei problemi la cui risoluzione non trova il consenso di maggioranze compatte.
D'altro lato, spesso si guarda con fastidio ai Giudici, piccoli uomini
che, in larga maggioranza, si ostinano a non consegnare al dilagante e
conformistico ossequio ai Palazzi di turno il senso ultimo del loro quotidiano
lavoro.
Unità per la Costituzione ha sempre ritenuto che le
garanzie delle libertà, la tutela dei diritti dei cittadini costituiscono uno
spazio non manipolabile dall'occasionale alternarsi delle maggioranze politiche.
Ha sempre creduto, a dispetto di interessati nocchieri, che una
Magistratura realmente libera ed indipendente sia un «motore» di democrazia,
non solo formale, molto più incisivo di quanto si possa a prima vista
immaginare.
E ciò perché il rispetto delle regole date costituisce
il vero antidoto a scorciatoie autoritarie ed obbliga il ceto politico
all'assunzione delle proprie responsabilità.
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