UN'ESORTAZIONE AL RECUPERO DEI VALORI DEL GIUDICE MITE

UMBERTO MARCONI Segretario Generale di Unità per la Costituzione

  Pubblicato su La Magistratura 2/2000

Il discorso del Papa, tenuto nel corso dell'udienza concessa ai magistrati partecipanti al Congresso dell'ANM ìl 31 marzo 2000, offre lo spunto per diverse considerazioni.

In primo luogo deve segnalarsi l'eccezionale complessità dei contenuti, sia pure rappresa nelle poche proposizioni di un messaggio di saluto.  Una complessità che non è stata assolutamente compresa dagli organi di informazione che, cogliendo solo un aspetto di esso, quello del rapporto processo-detenzione, hanno, di fatto, fornito un'interpretazione strumentale delle parole del Santo Padre.

Ancora una volta viene pertanto in rilievo l'incapacità del sistema dei mass media di fornire, nel campo della giustizia, un'informazione adeguata alla complessità dei problemi, senza indulgere nelle solite semplificazioni che finiscono per fornire degli stessi un quadro distorto.

Non vogliamo, qui, neanche tentare una esegesi del discorso del Pontefice che lasciamo ad altri e più qualificati magisteri.

Ciò che pare utile riprendere è l'accorata esortazione ai Giudici, che traspare da tutto il messaggio, di farsi carico, da un lato, dell'eccezionale complessità, indotta dalle tumultuose trasformazioni sociali in corso (si pensi al riferimento all'irrisolto problema della supplenza nei confronti dei ritardi della Politica verso tanti bisogni sentiti come limiti al pieno dispiegamento di una personalità libera e responsabile) e, dall'altro, di applicare ed interpretare la legge ricordando sempre che di fronte ad essi vi sono uomini concreti, segnati spesso da incoerenze e debolezze, ma pur sempre espressione dì un valore insopprimibile, comune a tutti, credenti e non.  In sostanza, e parafrasando una fortunata formula, gi invoca un Giudice mite, non debole, rigoroso nella difesa delle garanzie di libertà e ossequioso verso il progetto che anima l'attuale trama dei valori, recepiti dal Costituente del 1948.

D'altra parte questi valori sono gli indefettibili connotati della figura del Giudice a cui noi tutti, aderenti ad Unità per la Costituzione, intendiamo ispirarci: uomo fta gli uomini, con i propri travagli, con i propri limiti, col peso della fatica quotidiana, spesso oscura, ma consapevole ed orgoglioso di essere parte di un progetto costituzionale, ancor oggi peraltro non del tutto attuato, che affida aì Giudici, in solitaria autonomia, la diretta responsabilità della garanzia dei diritti dei cittadini.

Noi di Unicost, che, in tempi non sospetti, abbiamo paventato il rischio dì indebite strumentalizzazioni di una peraltro meritorìa attività di indagine sulla corruzione di vasti strati del ceto politico, cogliamo fino ìn fondo il senso profondo dell'invito del Papa. Noi che, incuranti del disprezzo e delle invettive provenienti da non pochi esponenti della magistratura associata, abbiamo sollevato l'allarme sui rischi del gigantismo delle indagini preliminari a scapito delle verifiche dibattimentali, oggi che tale attività pare dimenticata ed ostacolata anche da coloro che ne furono i maggiori sostenitori e beneficiari, possiamo far nostro, senza gli altrui imbarazzi, il monito del Pontefice.  E non ci rallegriamo di essere stati facili profeti su tutto ciò che poi è avvenuto.

Il tempo che viviamo è segnato da grandi contraddizioni.  Una è quella, tipica del nostro Paese, di lasciare alla Magistratura quei problemi la cui risoluzione non trova il consenso di maggioranze compatte.  D'altro lato, spesso si guarda con fastidio ai Giudici, piccoli uomini che, in larga maggioranza, si ostinano a non consegnare al dilagante e conformistico ossequio ai Palazzi di turno il senso ultimo del loro quotidiano lavoro.

Unità per la Costituzione ha sempre ritenuto che le garanzie delle libertà, la tutela dei diritti dei cittadini costituiscono uno spazio non manipolabile dall'occasionale alternarsi delle maggioranze politiche.  Ha sempre creduto, a dispetto di interessati nocchieri, che una Magistratura realmente libera ed indipendente sia un «motore» di democrazia, non solo formale, molto più incisivo di quanto si possa a prima vista immaginare.

E ciò perché il rispetto delle regole date costituisce il vero antidoto a scorciatoie autoritarie ed obbliga il ceto politico all'assunzione delle proprie responsabilità.

 

 

 

 

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