|
Sono profondamente d'accordo con Franco Agnoli. Ho ricoperto la funzione
di giudice tutelare per un arco della mia carriera ed al mio collega
dirigente era ben chiaro che io non avrei mai dato, se fosse capitato il
caso, l'autorizzazione per una eventuale interruzione volontaria della
gravidanza. Ci sono degli imperativi di coscienza che sono superiori a
qualsiasi legge umana (fra i primi posti, per me vi è la sacralità della
vita) e credo sommessamente che un cristiano autentico debba essere
pronto a seguirli anche a costo di gravi conseguenze.
Annalisa Gianfelice
|
Rispetto profondamente la posizione della
collega Sanfelice ,ma non la posso condividere.
Nel momento in cui una persona sceglie oggi
di fare il giudice ,( scelta che,del resto ,non è obbligatoria) sa
benissimo che la sua posizione nei confronti della legge è perfettamente
chiara;il giudice può interpretarla ,può ritenerla incostituzionale
,demandando il giudizio finale all'organo a ciò deputato,ma non gli è
consentito di disapplicarla ,sovrapponendo gli imperativi della sua
coscienza , al dovere di soggezione che gli deriva dalla Costituzione.
Chi lo fa si pone ,al di là delle
intenzioni,fuori dal sistema giudiziario,così come è concepito nel
nostro Paese;se lo facessero tutti credo che sia incontestabile che
l'ordinamento, semplicemente,crollerebbe perchè l'applicazione della
legge sarebbe, in ultima analisi,demandata alla mera,incontrollata,
volontà del giudice, sganciata da ogni presupposto obiettivo.
Non credo che qualcuno possa auspicare una
realtà di questo tipo.
Altro naturalmente è sostenere che,in alcune
materie ,si possa pervenire ad un riconoscimento da parte della legge
,anche nei confronti del giudice ,di un diritto all'obiezione di
coscienza;è un tema,ovviamente ,assai delicato su cui si può discutere
,ma che non c'entra niente,a mio sommesso parere ,con il riconoscimento
di un diritto diffuso all'obiezione di coscienza che ,secondo me ,ma
credo secondo molti,l'ordinamento attuale non prevede.
|
|